Note operative Osservatorio

Due emissioni in tre mesi per pagare il canone: il prezzo scende sotto il mercato

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Cerchi concentrici su una superficie d’acqua scura dopo la caduta di una goccia, fotografia in bianco e nero
Una goccia sola muove tutta la superficie. Ogni rata pagata in azioni arriva anche a chi non ha firmato nulla.

Se avete in casa una piattaforma di terzi — l’ambiente dati su cui gira il vostro applicativo, lo strato che tiene insieme gli archivi — e un contratto che scade fra tre o quattro anni, c’è una riga che quasi nessuno chiede di vedere in trattativa: come si paga il canone quando il contante non basta. Non è una pignoleria da ufficio acquisti: è la riga che decide se, nei trimestri difficili, il fornitore diventa un creditore che si fa saldare in pezzi dell’azienda, al prezzo che dichiara lui.

Negli Stati Uniti quella riga si legge: chi la applica deve depositarla. Il 30 settembre 2026 Surf Air Mobility Inc. (NYSE: SRFM) ha depositato alla SEC un prospetto supplementare 424B5 (accession 0001936224-26-000013) per l’emissione di 4.644.922 azioni a favore di Palantir Technologies Inc., «as consideration for license fees and related professional services rendered by Palantir» — a titolo di corrispettivo per canoni di licenza e servizi professionali resi da Palantir. Di quel contratto abbiamo scritto ad agosto: oggi contiamo le rate.

Tre regolamenti, tre tariffe

Il Form 10-Q al 30 giugno 2026, Nota 10, dichiara due importi. Per il 2025: «the Company settled $11.8 million in invoiced amounts from Palantir through the issuance of 3,769,385 shares» — in media 3,13 dollari per azione. Per il primo semestre 2026: «the Company settled $5.0 million in invoiced amounts from Palantir through the issuance of 4,761,905 shares» — 1,05 dollari per azione sull’importo arrotondato dal 10-Q: l’ultimo prezzo di borsa del 23 giugno, in copertina al prospetto del 26 giugno.

Quel prospetto di giugno, però, un prezzo non lo dichiara: abbiamo cercato nell’intero documento, e in THE OFFERING compaiono solo il numero di azioni e il totale in circolazione dopo l’emissione. La tariffa si ricava da un rendiconto di sei settimane dopo.

Il prospetto di settembre la dichiara: «Palantir Issuance 4,644,922 shares of common stock at a price of $0.97 per share of common stock». Fra i due prospetti per Palantir del 2026 è l’unico che porti il prezzo per azione nel documento dell’operazione, non in un rendiconto successivo.

Lo sconto, misurato in azioni

La stessa copertina riporta il prezzo di mercato: «On September 28, 2026, the last reported sale price for our common stock on the NYSE was $1.19 per share». Il confronto è nostro, il prospetto non lo fa.

  • Valore dell’emissione alla tariffa dichiarata: 4.644.922 × 0,97 = 4.505.574,34 dollari.
  • Le stesse azioni al prezzo di borsa: 4.644.922 × 1,19 = 5.527.457,18 dollari.
  • La tariffa sta 18,5% sotto il mercato: 1 − (0,97 ÷ 1,19).

Detto in azioni: per saldare quei 4.505.574,34 dollari al prezzo del 28 settembre bastavano 3.786.197 azioni. Ne sono state consegnate 4.644.922, 858.725 in più. «Delivery of the shares of common stock to Palantir is expected to be made on or about September 29, 2026», scrive la copertina; il giorno dopo un 8-K (accession 0001936224-26-000014) deposita all’Item 8.01 l’opinione legale di Gibson, Dunn & Crutcher come Exhibit 5.1. Che le azioni finiscano registrate, e quindi vendibili, non è cortesia: PLAN OF DISTRIBUTION scrive che «the registration of the shares … satisfies our contractual obligation to do so» — assolve il nostro obbligo contrattuale di farlo. Il fornitore se l’era fatta mettere nel contratto.

Lo scarto non è un privilegio del fornitore: il 424B5 del 21 aprile 2026 collocava azioni a investitori istituzionali «at a price of $1.10 per share» con il mercato a 1,36 — il 19,1% sotto, quasi identico.

Il conto di chi era già dentro

I prospetti danno i numeri. In circolazione al 23 giugno 2026: 106.232.689. Al 28 settembre: 128.203.808. Dopo l’emissione del 29 settembre: 132.848.730.

  • Aumento in poco più di tre mesi: 26.616.041 azioni, il 25,05%.
  • Le due emissioni per Palantir — 4.761.905 + 4.644.922 = 9.406.827 — pesano per il 35,3% di quell’aumento.
  • Chi aveva l’1,00% il 23 giugno e non ha comprato nulla oggi ha lo 0,80%: un quinto della quota, senza fare niente.

E la quota del fornitore? Lo Schedule 13G depositato da Palantir l’1 luglio fotografa il 24 giugno: 8.248.989 azioni, voto e disposizione esclusivi, «Based on 110,994,594 shares of common stock outstanding, as stated by the Issuer in a Prospectus Supplement filed on June 26, 2026: 7.4%». Se nessuna di quelle azioni fosse stata venduta — ipotesi, non fatto — 8.248.989 + 4.644.922 = 12.893.911 su 132.848.730 farebbero il 9,7%.

Il giorno prima, un altro pagamento in azioni

Il 28 settembre, due giorni prima, un altro 8-K (accession 0001936224-26-000010) annuncia che il direttore finanziario Oliver Reeves lascia. Fra le voci di uscita, 650.000 dollari in contanti su dodici mesi, COBRA fino a 18 mesi, accelerazione di tutti i premi azionari, un incarico di consulenza da 240.000 dollari l’anno e «a one-time, fully vested award of shares … in an amount equal to $732,329, divided by the closing price … on the third (3rd) day following the Company’s earnings release for the quarter ended September 30, 2026».

Non è un’accusa, è un contrappunto: due pagamenti in azioni a ventiquattr’ore di distanza, e solo uno porta scritto come l’importo diventa titoli. Per il dirigente, importo diviso il prezzo di chiusura di un giorno fissato in anticipo. Per il canone, 0,97 dollari e basta.

Quello che non sappiamo

Non sappiamo se Palantir abbia venduto azioni: i 13G registrano quantità a una data, non operazioni, e il 9,7% resta un calcolo condizionale, non una quota accertata. Non abbiamo cercato comunicazioni di Palantir oltre ai depositi citati, e non escludiamo che esistano. Non conosciamo il meccanismo che porta a 0,97 dollari: la cifra compare una volta sola in tutto il prospetto, in THE OFFERING, senza regola di calcolo, senza finestra di riferimento, senza sconto dichiarato. Non abbiamo il contratto di licenza, mai depositato per intero: ne leggiamo i riassunti nei bilanci. E il prospetto non dice quali fatture quelle azioni saldino: al 30 giugno il 10-Q dichiarava 14,8 milioni di impegni residui, di cui 7,8 già prepagati in azioni, su un contratto che corre fino al 30 giugno 2030.

Le tre righe da pretendere prima di firmare

Chi compra una piattaforma pluriennale ha tre domande da mettere per iscritto, nessuna sul listino. Primo: il corrispettivo può essere soddisfatto con strumenti diversi dal denaro — azioni, quote, crediti convertibili — e la scelta di chi è? Secondo: chi determina il valore di conversione, con quale riferimento di mercato e su quale finestra, e la regola sta nel contratto o si decide volta per volta? Terzo: che cosa succede ad accesso, dati, modelli e continuità se il cliente non può pagare né in contanti né in titoli? Sono le domande gemelle di quando il risarcimento è l’azienda stessa. Intanto lo stesso prospetto avverte: la relazione del revisore «contains an explanatory paragraph relating to the Company’s ability to continue as a going concern».

I due assi, applicati

Adempiere. Le clausole di pagamento non monetario diventano un controllo che gira sui vostri contratti: per ogni fornitore critico, se esiste la facoltà di saldare in titoli, chi la esercita, con quale regola di conversione e con allerta a ogni rata — traccia datata da esibire a un revisore o a un’ispezione. Una regola scritta prima vale più di un numero dichiarato dopo.

Decidere. Lo stesso impianto unifica contratti, fornitori, archivi e gestionali in un modello operativo unico su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando — per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità — in due modalità: on-premise su macchine autonome che non richiedono integrazione profonda nella vostra rete, oppure cloud dedicato con VPN dedicata e data center in Italia, sempre con gestione condivisa. Una rata in azioni si ferma solo se qualcuno la vede prima che parta.

Dalla prima sessione, senza costi, esce il registro datato delle clausole di pagamento non monetario nei vostri contratti critici: chi può esercitarle, con quale regola e a quali scadenze — caselle vuote comprese. Resta a voi anche se non proseguiamo. Parlatene con un nostro tecnico o guardate come lavoriamo sui documenti contrattuali.

Fonti