Note operative Normativa

Un’invenzione non ancora brevettata descritta a ChatGPT: si rischia di perdere la novità?

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Se nel vostro ufficio tecnico c’è un’invenzione che non avete ancora depositato, prima o poi qualcuno chiederà di farsi aiutare da ChatGPT: per riassumerla, per scrivere le rivendicazioni, per capire se esiste già. È una richiesta sensata. Prima di incollare la descrizione, però, la domanda da farsi è una sola: chi altro potrà leggerla? Un brevetto si ottiene solo se l’invenzione è nuova, e la novità si può perdere senza accorgersene.

Che cosa vuol dire «nuova»

Il Codice della proprietà industriale definisce lo stato della tecnica, cioè quello che un’invenzione non deve essere già: «Lo stato della tecnica è costituito da tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico nel territorio dello Stato o all’estero prima della data del deposito della domanda di brevetto, mediante una descrizione scritta od orale, una utilizzazione o un qualsiasi altro mezzo» (art. 46). La Convenzione sul brevetto europeo usa la stessa idea: «everything made available to the public», tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico (art. 54).

Le eccezioni sono due, e strette: una divulgazione che «risulta direttamente o indirettamente da un abuso evidente ai danni del richiedente», se è avvenuta nei sei mesi prima del deposito, e la presentazione dell’invenzione in un’esposizione internazionale ufficiale (art. 47 del Codice; per il brevetto europeo l’art. 55 della Convenzione). Fuori da questi due casi, quello che è uscito resta uscito.

Basta che qualcuno possa leggerla senza obblighi

Che un testo sia «accessibile al pubblico» non vuol dire che sia uscito su una rivista. Le Linee guida per l’esame dell’Ufficio europeo dei brevetti considerano accessibile un documento se chi fa parte del pubblico poteva conoscerne il contenuto e «there was no duty of confidentiality restricting the use or dissemination of this knowledge», non c’era un obbligo di riservatezza che ne limitasse l’uso o la diffusione (parte G-IV, 1). E precisano che contano anche le strade nuove: «Availability to the public in any other way also includes all possibilities which technological progress may subsequently offer», comprende tutte le possibilità offerte in seguito dal progresso tecnico (parte G-IV, 7.1).

La legge non nomina i chatbot. Il criterio delle Linee guida, però, porta a due domande: chi può leggere il testo, e con quale obbligo di riservatezza.

Tre situazioni diverse

  • Account personale. Per i piani destinati ai privati OpenAI scrive: «When you use our services for individuals (Free, Plus, Pro), we may use your content to train our models», possiamo usare i vostri contenuti per addestrare i nostri modelli. L’opzione si spegne nelle impostazioni, ma resta un dettaglio: se poi si dà un voto a una risposta, con il pollice in su o in giù, «the entire conversation associated with that feedback may be used to train our models», l’intera conversazione può essere usata per addestrare i modelli. Un testo che entra nell’addestramento esce dal vostro controllo. È la situazione da evitare.
  • Servizio aziendale con contratto. Per i piani aziendali OpenAI scrive: «By default, we do not use your business data for training our models», di base non usiamo i vostri dati aziendali per addestrare i nostri modelli. Qualcuno dal lato del fornitore può comunque leggere le conversazioni: per ChatGPT Business, dipendenti autorizzati, per esempio per controllare gli abusi, e collaboratori esterni «bound by confidentiality and security obligations», vincolati da obblighi di riservatezza e di sicurezza. Somiglia di più al consulente che ha firmato un accordo di riservatezza. Ma va letto il contratto, non la pagina di presentazione, e la scelta va fatta con il vostro consulente in brevetti.
  • Modello in casa. Se il modello gira su una macchina vostra e non manda fuori niente, il testo non arriva a nessun terzo, e la domanda non si pone. Come si controlla che non mandi fuori niente lo abbiamo spiegato in un’AI installata in azienda può mandare fuori i documenti?

Le stesse differenze valgono per i documenti dei clienti: ne abbiamo scritto in posso usare ChatGPT con i contratti dei clienti?

Prima del deposito è anche un segreto

Finché non depositate, l’invenzione può essere anche un segreto commerciale. Il Codice lo protegge solo se le informazioni sono sottoposte a «misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete» (art. 98). Una regola scritta su che cosa può finire in un chatbot è una di queste misure; senza, dimostrare di aver protetto il segreto diventa più difficile. Lo abbiamo spiegato in i dati per addestrare un’AI sono segreto industriale?

Come lo facciamo noi

Da noi la regola è scritta: i manuali tecnici che i clienti ci affidano li legge solo l’AI che gira sulle nostre macchine, mai un modello in cloud. È in vigore al 20 ottobre 2026, e il motivo è lo stesso di questa nota: certi testi non devono arrivare a nessun terzo.

Per riassumere un’invenzione, scrivere una prima bozza delle rivendicazioni o confrontarla con i brevetti già pubblicati non serve il modello più grande del mondo. Il modello migliore è quello che potete usare sui vostri dati veri. E un modello a pesi aperti, addestrato sul vostro lavoro, su quel lavoro fa meglio dei grandi modelli generalisti, e resta in casa vostra.

Che cosa fare questa settimana

  1. Scrivete una regola per l’ufficio tecnico e per chi segue i brevetti: le invenzioni non ancora depositate non vanno in chatbot con account personali, nemmeno a pezzi.
  2. Se l’AI serve per preparare la domanda o per cercare l’anteriorità, decidete con il consulente in brevetti dove farlo: un servizio aziendale con il contratto letto, o un modello in casa.
  3. Se è già successo, annotate subito che cosa è stato incollato, quando, con quale servizio e con quale account, e parlatene con il consulente prima di depositare.

Se avete un’invenzione da proteggere e volete usare l’AI senza farla uscire, il passo è uno: scriveteci di che cosa avete bisogno.

Scritto con l’aiuto dell’AI e verificato da CSIDIA.

Fonti