Nell’elenco ci sono i direttori, non le società che dirigono
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Il 7 agosto 2026 il Consiglio dell’Unione europea adotta due atti gemelli, pubblicati lo stesso giorno nella Gazzetta ufficiale dell’Unione, serie L: il regolamento di esecuzione (UE) 2026/1940 e la decisione (PESC) 2026/1939, che modifica la decisione 2014/145/PESC. I due atti aggiungono cinque nomi all’allegato I del regolamento (UE) n. 269/2014, quello delle misure restrittive collegate alla guerra in Ucraina. Sono cinque persone fisiche, e ciascuna è identificata dalla poltrona che occupa: direttore generale, direttore. Le società che dirigono — che fanno software per droni, ricevitori satellitari per la navigazione, giroscopi per un missile balistico — non entrano nell’elenco. Stanno nelle motivazioni, non nell’allegato. Qui non commentiamo la sostanza delle sanzioni: guardiamo che cosa cambia per chi fa screening delle controparti quando compra tecnologia.
Cinque voci, cinque poltrone
L’allegato si apre con una frase netta: «Le persone seguenti sono aggiunte all’elenco delle persone fisiche e giuridiche, delle entità e degli organismi riportato nell’allegato I del regolamento (UE) n. 269/2014». Seguono cinque voci, numerate da 2106 a 2110, tutte sotto l’intestazione «Persone», tutte con data di inserimento 7.8.2026. Quanto segue è ciò che le motivazioni dell’atto affermano: sono addebiti del Consiglio, non accertamenti nostri, e li riportiamo come tali.
2106 — Ramil Nailevich Badgutdinov, «direttore generale di JSC Serpukhov Plant “Metallist”», che produce «motori giroscopici, unità giroscopiche e vari sensori e dispositivi elettromeccanici di precisione» e «partecipa alla fabbricazione del sistema di navigazione 9B918 del missile balistico 9M723 “Iskander-M”».
2107 — Sergey Aleksandrovich Bashkov, «direttore di Limited Liability Company “Irz-Svyaz”», produttore russo di sistemi di comunicazione per ricevitori di navigazione, usati sugli UAV «Orlan-10» e «Tachion»; società «di importanza sistemica in Russia» nei ricevitori GPS e GLONASS.
2108 — Sergey Nikolaevich Bessonov, «direttore generale di LLC “AEROMAKS”», che «sviluppa software che consentono ai droni di effettuare varie operazioni aeronautiche, tra cui fotografie aeree e la raccolta, elaborazione e preparazione di dati cartografici e informazioni spaziali» e produce i droni elicottero SH-3000/-750/-450/-350.
2109 — Viktor Evgenevich Ivanov, «direttore generale di JSC Research Institute of Precision Instruments NII TP», parte della società statale Roscosmos: lavora al radar spaziale ad apertura sintetica Kasatka-R e al radar Compact-4, «sviluppato per catturare immagini altamente dettagliate del terreno e degli oggetti».
2110 — Aleksandr Yurevich Dyukarev, «direttore generale di Joint Stock Company “Krasnoyarsk Machine-Building Plant”», che «produce il missile balistico RS-28 “Sarmat”».
Le cinque voci chiudono tutte con la stessa formula, verbatim: «Pertanto, [nome] fornisce sostegno materiale al complesso militare e industriale russo, anche partecipando allo sviluppo, alla produzione o alla fornitura di tecnologie e attrezzature militari.» La persona, non l’azienda, è il soggetto della frase.
Che cosa congela davvero l’elenco
L’effetto dell’inserimento è nell’articolo 2 del regolamento (UE) n. 269/2014. Il paragrafo 1: «Sono congelati tutti i fondi e le risorse economiche appartenenti a, posseduti, detenuti o controllati, direttamente o indirettamente, da qualsiasi persona fisica o qualsiasi delle persone fisiche o giuridiche, delle entità o degli organismi ad essa associati elencati nell’allegato I.» Il paragrafo 2: «È vietato mettere, direttamente o indirettamente, fondi o risorse economiche a disposizione delle persone fisiche o delle persone fisiche o giuridiche, delle entità o degli organismi ad esse associati elencati nell’allegato I, o destinarli a loro vantaggio.»
Le due espressioni che contano sono «controllati, direttamente o indirettamente» e «destinarli a loro vantaggio». Non significano che JSC Serpukhov Plant “Metallist” o LLC “AEROMAKS” siano fuori portata: se una di queste società è controllata, anche indirettamente, da una delle cinque persone elencate — o se una transazione con quella società va a vantaggio di una di loro — il congelamento può raggiungerla lo stesso.
Qui serve una distinzione che l’atto non fa al posto vostro: essere direttore generale non equivale a controllare. La funzione dichiarata nell’elenco è gestionale; il controllo è un fatto societario, che si accerta sulla proprietà e sui poteri, non sulla carica. Spesso coincidono, ma si verificano separatamente.
Non è una conclusione automatica. È una verifica che spetta a chi opera: risalire a chi controlla davvero la controparte, e leggere se quel nome compare in allegato I. Il fatto che la ragione sociale non sia elencata non chiude la domanda: la apre. L’articolo 3, paragrafo 2, spiega perché la verifica è possibile: «L’allegato I include i motivi dell’inserimento nell’elenco delle persone fisiche o giuridiche, delle entità o degli organismi in questione.» Le motivazioni sono pubbliche apposta: sono il materiale su cui un ufficio acquisti costruisce la verifica.
Il perimetro non è più fatto di acciaierie
La seconda cosa che le motivazioni dicono, lette insieme, è il tipo di prodotto. Non ci sono altiforni né catene di montaggio pesanti: c’è software che pianifica voli di droni ed elabora immagini aeree, ci sono ricevitori per la navigazione satellitare GPS e GLONASS, c’è un radar ad apertura sintetica pensato per «immagini altamente dettagliate del terreno», ci sono motori e unità giroscopiche per un sistema di guida missilistico. Componenti e codice: cose che entrano in una filiera civile senza somigliare, per aspetto esteriore, a un’arma.
Il caso più chiaro è AEROMAKS. La motivazione della voce 2108 non si ferma al software per droni: registra che «alla fine del 2024, la società aveva firmato 13 contratti governativi», e che «Gazprom Neft, Russian Post e il dipartimento dell’informazione e della tecnologia della città di Mosca erano tra i suoi clienti». Un operatore postale, un dipartimento IT municipale, una compagnia petrolifera: visti da fuori, sono i clienti di un fornitore civile di software aeronautico, non di un fornitore del complesso militare.
Per chi fa due diligence su un fornitore di componenti o software, l’aspetto esteriore — chi compra, che prodotto vende — non basta a escludere un legame con l’elenco: serve risalire a chi dirige e a chi controlla.
Come lo verifichiamo noi
Nello screening delle controparti che montiamo per i clienti non ci fermiamo al confronto fra ragioni sociali e allegato I: risaliamo agli amministratori e ai titolari effettivi di ogni fornitore critico, e confrontiamo quei nomi — non solo il nome dell’azienda — con l’elenco. Rileggiamo le motivazioni per intero, perché sono pubbliche e dicono che cosa fa davvero la società, non solo il settore. E teniamo dati e conclusione in un registro con la data della verifica: un elenco che si aggiorna ogni poche settimane rende obsoleta, in fretta, una verifica vecchia di un mese.
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Che cosa fare, in pratica
- Screenare le persone, non solo le società: risalire ad amministratori e titolari effettivi di ogni controparte e fornitore critico, e confrontare quei nomi — non solo la ragione sociale — con l’allegato I.
- Rileggere le motivazioni, non fermarsi ai nomi: dicono che cosa produce davvero una società, e permettono di riconoscerla anche quando cambia ragione sociale o struttura.
- Datare ogni verifica e ripeterla: l’allegato I si aggiorna di continuo, e una verifica senza data è già vecchia il giorno dopo.
- Estendere il controllo ai fornitori di software e componenti, non solo ai produttori di beni finiti: le voci del 7 agosto riguardano codice e sensori, non acciaio.
- Mettere per iscritto, nel contratto, l’obbligo del fornitore di comunicare senza ritardo i cambi di assetto proprietario e di amministratori.
I due assi, applicati
Adempiere: lo screening delle controparti diventa un controllo che gira sull’anagrafica fornitori e sui documenti contrattuali, con un registro datato — chi è stato verificato, contro quale versione dell’allegato I, con quale esito e motivazione letta — pronto da esibire a un’ispezione o a un consiglio di amministrazione. Non un parere che si esaurisce in una PEC.
Decidere: lo stesso impianto tiene insieme anagrafiche, contratti, visure, documenti e sistemi in un modello operativo unico, su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando, per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità. Quando l’allegato cambia — e cambia spesso, come dimostra il 7 agosto — la risposta a «quali fornitori sono toccati, e per quale contratto» arriva in ore, non in settimane.
Sempre in due modalità: on-premise, su macchine autonome senza integrazione profonda nella rete del cliente, oppure cloud dedicato, con data center in Italia — sempre con gestione condivisa. Vale per un ufficio acquisti della difesa quanto per una funzione compliance della manifattura: la componentistica dual-use del 7 agosto — giroscopi, ricevitori, radar — passa dagli stessi tipi di fornitori.
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