On-premise, nel vostro ambiente
L’AI gira sull’infrastruttura che già controllate. I documenti non attraversano il confine della vostra rete e l’amministrazione resta al vostro IT.
Soluzioni · Analisi su dati sensibili
Retribuzioni, inquadramenti, documentazione riservata sul personale: l’elaborazione va dove i dati già sono e restituisce report e gap-analysis. Il file non lascia il perimetro.
Dal 7 giugno 2027 il D.lgs. 96/2026 impone la prima relazione sul divario retributivo alle aziende con almeno 250 dipendenti e, alla stessa data, a quelle tra 150 e 249 (art. 9). Per produrla bisogna incrociare persona per persona busta paga, inquadramento, genere, bonus, andamento dopo un congedo parentale: l’insieme di dati più sensibile che un’azienda possiede dopo il segreto industriale. Lo stesso decreto, all’art. 11, impone di proteggerlo e di limitarne l’accesso alle sole finalità della parità retributiva.
Lo schema che si ripete è questo — un modello tipico, non la cronaca di un caso: l’export paghe caricato su uno strumento cloud di people analytics, o spedito via email a un consulente, per fare prima. Il report esce in tempo; il file con nomi, stipendi e congedi ha già lasciato il perimetro, senza che nessuno l’abbia deciso a livello di policy. Vale per i dati economici come per quelli sul comportamento: il provvedimento del Garante n. 342 del 14 maggio 2026 sulla sentiment analysis dei dipendenti ha ricordato dove passa il confine, e l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori resta il vincolo su ogni strumento da cui derivi la possibilità di controllo a distanza.
Soluzioni
Payroll, gestionale HR, fogli dei consulenti esterni, rilevazione presenze: prima si mappa dove i dati retributivi vivono davvero, poi si stabilisce chi vede cosa e per quale finalità.
L’elaborazione avviene on-premise nel vostro ambiente oppure sul cloud dedicato CSIDIA, con data center in Italia. Modelli chiusi, sganciati dal web aperto: il payroll non esce dall’azienda.
Calcoliamo quartili, categorie e divari e prepariamo i documenti che la norma chiede. Non inferiamo emozioni, stati d’animo o giudizi sulle persone: l’AI misura e prepara, non valuta. Ogni decisione sul personale resta al datore di lavoro e alle sue procedure.
Base giuridica e finalità dichiarate per ogni trattamento (GDPR artt. 5, 6, 9 e 88), accessi ristretti, log delle elaborazioni e formazione documentata di chi tratta questi dati.
Caso tipo, non un cliente reale. Un gruppo con 900 dipendenti su tre società, davanti alla prima relazione sul divario retributivo del 7 giugno 2027. Il payroll è affidato a uno studio esterno, gli inquadramenti stanno nel gestionale HR, i bonus in un foglio di calcolo del controllo di gestione. Nessuno ha mai unito le tre fonti, e nessuno vuole spedirle in giro per farlo.
Le tre fonti entrano nell’ambiente di elaborazione: on-premise nell’azienda oppure sul cloud dedicato, con VPN dedicata e data center in Italia. Da quel momento i file non si spostano più; gli accessi sono ristretti alle sole finalità della parità retributiva prima che parta l’elaborazione, come chiede l’art. 11.
Si ricostruiscono le categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore — nell’esempio diciotto — e per ciascuna si calcolano retribuzione media e mediana, composizione per quartile e componente variabile. Il calcolo gira in minuti; le categorie però le definisce l’azienda, con criteri messi per iscritto.
Il sistema evidenzia le categorie che superano la soglia del 5% e che, senza giustificazione su criteri oggettivi e neutri, aprono la valutazione congiunta con le rappresentanze. Nell’esempio sono quattro su diciotto.
Per ciascuna categoria si prova a spiegare il divario con i criteri oggettivi già in uso — anzianità, responsabilità, competenze certificate, performance registrata — e si misura quanta parte resta inspiegata. Il sistema non propone azioni sulle persone: quali correzioni fare, e su chi, lo decide il datore di lavoro con le sue procedure.
Escono la relazione nel formato che la norma chiede, la nota sui criteri adottati e il registro delle elaborazioni: quali dati, per quale finalità, su quale base giuridica, eseguite da chi e quando.
Sull’esempio la preparazione passa da settimane di lavoro distribuite tra HR, studio esterno e controllo di gestione a circa dieci giorni-uomo, spesi quasi tutti a scrivere i criteri e non a incrociare fogli. È una stima sul caso tipo, non una promessa. Il punto che conta è un altro: nessun export con nomi, stipendi e congedi lascia il perimetro dell’azienda, e nessuna decisione sul personale è presa dal sistema.
Esempio illustrativo su un caso tipo: le assunzioni si ricalibrano sui vostri dati.
L’AI gira sull’infrastruttura che già controllate. I documenti non attraversano il confine della vostra rete e l’amministrazione resta al vostro IT.
Ambiente riservato al singolo cliente, VPN dedicata, data center residente in Italia, in locali che presidiamo direttamente. Nessuna condivisione con altri clienti.
In entrambi i casi i modelli sono dedicati e chiusi, sganciati dal web aperto: nulla di quello che leggono alimenta servizi di terzi. Sono modelli a pesi aperti, con la copia dei pesi archiviata nel perimetro in cui gira: la versione che usate cambia quando lo decidete voi.
Sì: l’elaborazione va dove i dati già sono. Le fonti entrano in un ambiente on-premise oppure nel cloud dedicato con data center in Italia, e da quel momento i file non si spostano. Escono la relazione e le analisi, non l’export con nomi, stipendi e congedi.
Dal censimento delle fonti — payroll, gestionale HR, fogli dei consulenti esterni, rilevazione presenze — e da chi vede cosa. L’art. 11 del D.lgs. 96/2026 impone di limitare l’accesso alle sole finalità della parità retributiva: la restrizione va fatta prima che parta l’elaborazione, non dopo.
Sì. Il calcolo di categorie, quartili e divari avviene nell’ambiente che l’azienda controlla e produce i documenti che la norma chiede. Il consulente lavora sui risultati e sui criteri, non sul file con nomi, stipendi e congedi di ciascuno.
Il limite è scritto nel metodo: calcoliamo aggregati e prepariamo adempimenti, non inferiamo emozioni, stati d’animo o giudizi sulle persone. Il provvedimento del Garante n. 342 del 14 maggio 2026 sulla sentiment analysis dei dipendenti ha ricordato dove passa il confine, e l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori resta il vincolo su ogni strumento da cui derivi la possibilità di controllo a distanza.
Nel lavoro che facciamo qui il sistema non propone azioni sulle persone: quali correzioni fare, e su chi, lo decide il datore di lavoro con le sue procedure. Se invece state introducendo un sistema che tocca selezione o progressione, il primo passo è qualificare ruolo e classe di rischio: è il percorso descritto nella soluzione «Governance e conformità AI».
Altre soluzioni
Conformità documentale assistita Governance e conformità AI Protezione dei dati e perimetro
Il primo passo
Un caso d’uso reale, sui vostri dati, in produzione. Poi si cresce, settimana dopo settimana.
Si parte da una sessione con un nostro esperto di engagement. I dati restano vostri, sempre.