On-premise, nel vostro ambiente
L’AI gira sull’infrastruttura che già controllate. I documenti non attraversano il confine della vostra rete e l’amministrazione resta al vostro IT.
Soluzioni · Governance e conformità AI
Inventario di ciò che è davvero in uso, policy che regge un controllo, formazione documentata e un’alternativa approvata che le persone adottano. Le decisioni restano umane e restano tracciate.
L’art. 4 del Regolamento (UE) 2024/1689 chiede a fornitori e deployer — cioè a ogni organizzazione che usa sistemi di IA, non solo a chi li produce — di adottare misure che sostengano l’alfabetizzazione del personale: dal 27 luglio 2026 il Regolamento (UE) 2026/1744 ha sostituito quell’articolo, trasformandolo da obbligo di risultato in obbligo di mezzi. In Italia si aggiunge la legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, che tiene la responsabilità della decisione in capo alla persona in sanità, pubblica amministrazione, lavoro e giustizia. Per chi vende o compra nella PA, le linee guida AgID su sviluppo e procurement — consultazione chiusa ad aprile 2026, versione definitiva attesa — porteranno AI Bill of Materials, exit strategy e schede di conformità dentro i capitolati. Policy e registri di formazione sono la prima cosa che un accertamento verifica: se non ci sono, manca la prova.
Intanto l’AI è già dentro, di solito senza autorizzazione. Le rilevazioni convergono: nella maggior parte delle aziende più della metà di chi usa l’AI al lavoro lo fa con account personali non autorizzati, e in gran parte non lo dichiara. Il divieto totale non riduce il fenomeno, lo sposta sul telefono personale. Ogni listino, contratto o riga di codice incollata in un chatbot pubblico indebolisce la tutela del segreto industriale (D.lgs. 63/2018, misure ragionevolmente adeguate) e produce un trattamento che il titolare non conosce né governa (GDPR, artt. 24 e 32).
Soluzioni
Sistemi dichiarati e non dichiarati, comprese le funzioni AI già integrate in gestionali, software HR e strumenti di ufficio. Si parte dai fatti, non dall’organigramma.
Per ogni sistema: siete fornitore o deployer ai sensi del Regolamento (UE) 2024/1689, quale classe di rischio, quali dati tratta, quali obblighi e quali scadenze ne discendono.
Mappa degli strumenti ammessi per classe di dato, divieti scritti e firmati, registro della formazione, tracciamento delle decisioni assistite dall’AI e audit periodico.
Un’AI dedicata e chiusa, sganciata dal web aperto: on-premise nel vostro ambiente oppure sul nostro cloud dedicato in Italia. Senza uno strumento che le persone usino davvero, la policy viene aggirata.
Caso tipo, non un cliente reale. Un’impresa di servizi con 600 dipendenti e nessuna policy sull’IA scritta. In direzione la stima è «qualche decina di persone che usa un chatbot pubblico»; nell’esempio il censimento arriva a 34 strumenti distinti, in uso su nove funzioni: ventuno mai autorizzati, otto sono funzioni AI già accese dentro software comprati per altro.
Si parte dai fatti: traffico verso servizi AI, licenze a catalogo, funzioni AI integrate nei gestionali e negli strumenti HR, più un questionario anonimo alle persone. In due settimane l’elenco è chiuso, con chi usa cosa e per fare cosa.
Per ogni strumento si stabilisce se siete fornitore o deployer, in quale classe di rischio ricade e quale dato tratta. Emergono i tre o quattro casi che contano davvero — dove entrano listini, contratti o dati di persone — e tutto il resto scende di priorità.
La policy dice cosa è ammesso per classe di dato, cosa è vietato e come si chiede uno strumento nuovo; viene firmata, datata e comunicata. Le sessioni di formazione lasciano materiali, date e presenze: è la prova materiale che l’art. 4 richiede.
Uno strumento dedicato e chiuso, on-premise nel vostro ambiente oppure su cloud dedicato in Italia, fa le stesse cose che le persone facevano fuori — riassumere, riscrivere, cercare dentro i documenti interni — e in più vede i documenti aziendali, che un servizio pubblico non ha. Entra in uso una funzione per volta.
Ogni sei mesi il censimento si rifà e si confronta con la policy. Se compare uno strumento nuovo, la direzione decide se ammetterlo, sostituirlo o vietarlo: la decisione resta alle persone, il sistema si limita a mostrare cosa è cambiato.
Sull’esempio, in un trimestre la direzione ha le carte da mostrare: inventario con ruolo e classe di rischio, policy firmata, registro della formazione, tracciamento delle decisioni assistite. È un tempo stimato sul caso tipo, non una promessa. Cambia anche il comportamento — nell’esempio l’uso di account personali si riduce perché lo strumento interno è più utile, non perché sia arrivato un divieto in più. Listini, contratti e dati di persone non transitano mai fuori dal perimetro.
Esempio illustrativo su un caso tipo: le assunzioni si ricalibrano sui vostri dati.
L’AI gira sull’infrastruttura che già controllate. I documenti non attraversano il confine della vostra rete e l’amministrazione resta al vostro IT.
Ambiente riservato al singolo cliente, VPN dedicata, data center residente in Italia, in locali che presidiamo direttamente. Nessuna condivisione con altri clienti.
In entrambi i casi i modelli sono dedicati e chiusi, sganciati dal web aperto: nulla di quello che leggono alimenta servizi di terzi. Sono modelli a pesi aperti, con la copia dei pesi archiviata nel perimetro in cui gira: la versione che usate cambia quando lo decidete voi.
L’art. 4 del Regolamento (UE) 2024/1689 si applica dal 2 febbraio 2025 e, nel testo sostituito dal Regolamento (UE) 2026/1744, chiede a fornitori e deployer di adottare misure che sostengano l’alfabetizzazione del personale. La policy è lo strumento con cui quell’obbligo si dimostra: strumenti ammessi per classe di dato, divieti scritti, percorso per chiedere strumenti nuovi. La scriviamo con voi; la firma e la comunicazione restano alla direzione.
La qualificazione si fa sistema per sistema, non a livello di azienda: per ciascuno si stabilisce il ruolo, la classe di rischio, i dati trattati e le scadenze che ne discendono. L’inventario parte dai fatti — traffico verso servizi AI, licenze a catalogo, funzioni AI già accese dentro gestionali e strumenti HR — non dall’organigramma.
Documentazione tecnica del modello, informazioni per chi lo integra a valle, policy di conformità sul copyright, sintesi dei contenuti usati per l’addestramento e adesione al codice di buone pratiche della Commissione. Dal 2 agosto 2026 gli obblighi sui modelli di uso generale sono sanzionabili, quindi la documentazione esiste: va chiesta per iscritto e archiviata.
Con materiali, date e presenze. È la prova materiale che un accertamento può verificare: le sessioni lasciano un registro, la policy viene firmata e comunicata, il censimento si rifà periodicamente. Senza traccia scritta l’obbligo risulta non adempiuto anche quando la formazione c’è stata.
Dipende dal ruolo e dalla classe di rischio, che si stabiliscono nell’inventario. Dove serve, la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e quella sui diritti fondamentali si sovrappongono in gran parte e conviene produrle da una sola analisi. L’impostazione è nostra; l’approvazione resta a chi risponde della decisione.
Altre soluzioni
Conformità documentale assistita Protezione dei dati e perimetro Analisi su dati sensibili
Il primo passo
Un caso d’uso reale, sui vostri dati, in produzione. Poi si cresce, settimana dopo settimana.
Si parte da una sessione con un nostro esperto di engagement. I dati restano vostri, sempre.