IA nella pubblica amministrazione: cosa cambia con le linee guida AgID
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L’11 aprile 2026 si è chiusa la consultazione pubblica sulle linee guida AgID per lo sviluppo e il procurement dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. Da allora i due documenti attendono i pareri della Conferenza Unificata e del Garante Privacy: la versione definitiva è attesa nel secondo semestre 2026, quindi in queste settimane. Per chi vende tecnologia alla PA, o la costruisce al proprio interno, la finestra per prepararsi si sta chiudendo prima che le regole diventino vincolanti per ogni amministrazione.
Due documenti, un solo obiettivo
Con la determinazione n. 43/2026 del 10 marzo, AgID ha messo in consultazione due testi distinti e complementari, previsti dal Piano triennale per l’informatica nella PA 2024-2026 e adottati ai sensi dell’articolo 71 del Codice dell’amministrazione digitale: le Linee guida per lo sviluppo di sistemi di IA nella pubblica amministrazione e le Linee guida per il procurement di IA nella pubblica amministrazione. Non sono un doppione dell’AI Act. Sono il livello operativo che manca oggi: come si progetta un sistema IA in casa, e come si compra da un fornitore esterno senza finire in un contenzioso o in un sistema che nessuno sa più gestire.
Il procurement come leva, non come formalità
Il documento sul procurement introduce una metrica poco vista altrove nella PA italiana: il LCOAI, Costo Livellato dell’Intelligenza Artificiale, che rapporta il costo complessivo di un sistema lungo l’intero ciclo di vita all’output effettivamente prodotto. Non più il prezzo alla firma, ma quanto costa davvero tenere in esercizio quel sistema per anni. Le linee guida forniscono uno schema di capitolato tecnico standardizzato con otto allegati e un esempio numerico di calcolo, pensati per amministrazioni che spesso non hanno mai valutato un’offerta IA con criteri tecnici propri.
Ai fornitori viene chiesto di più: documentazione tecnica verificabile, dimostrazione di conformità all’AI Act in base al livello di rischio del sistema, un vero e proprio AI Bill of Materials — l’elenco dei componenti, modelli e dataset che compongono la soluzione — e una exit strategy esplicita, per garantire alla PA portabilità dei dati e reversibilità del contratto. Chi vende sistemi IA alla pubblica amministrazione, compresi gli integratori che oggi si limitano a rivendere un modello di terzi, dovrà iniziare a produrre questi documenti prima che diventino un requisito di gara.
Chi sviluppa in casa: quattro livelli di autonomia
Il documento sullo sviluppo si rivolge alle amministrazioni che costruiscono sistemi IA internamente, spesso con team piccoli e senza esperienza pregressa. Introduce quattro livelli di autonomia per classificare quanto un sistema decide da solo rispetto a quanto resta sotto controllo umano diretto, un’architettura logica modulare e un modello di sviluppo in sette fasi, con checklist di classificazione del rischio e schede di valutazione d’impatto da compilare prima del rilascio. Sono strumenti pensati per chi deve rispondere a un’ispezione, non solo per chi scrive codice: tracciano decisioni, non solo funzionalità.
Il nodo che non si può derogare: la responsabilità umana
Entrambi i documenti traducono in procedure concrete un principio già scritto nella legge 132/2025: l’IA nella PA opera in funzione strumentale e di supporto, mentre la responsabilità della decisione e del procedimento resta sempre della persona. Non è una clausola di stile. È il criterio che separa un sistema conforme da uno che, in caso di contenzioso, espone il dirigente che lo ha adottato. È lo stesso principio su cui costruiamo la pipeline operativa: l’agente propone ed esegue, l’azione critica resta sotto controllo umano tracciabile, qualunque sia il settore.
Cosa cambia per chi vende alla PA
Per un fornitore privato — comprese le aziende che oggi lavorano con settori regolati come la difesa o la sanità pubblica — l’effetto pratico è che il procurement smette di essere una gara al prezzo più basso e diventa una verifica documentale. Chi non ha già una scheda di conformità AI Act, un AI Bill of Materials aggiornato e una clausola di reversibilità nei propri contratti standard partirà svantaggiato appena le linee guida saranno definitive. Vale anche per chi opera fuori dalla PA in senso stretto, perché gli stessi criteri di trasparenza e reversibilità stanno diventando lo standard che i grandi clienti privati chiedono ai propri fornitori tecnologici.
Cosa fare
- Censite i sistemi IA già in uso o in gara, dentro la propria amministrazione o presso i clienti pubblici che servite.
- Preparate ora la documentazione: scheda di conformità AI Act, AI Bill of Materials, valutazione d’impatto — prima che siano requisiti di gara vincolanti.
- Rivedete i contratti in corso: verificate che esista una exit strategy scritta, con portabilità dei dati e niente lock-in tecnico.
- Mettete per iscritto chi decide: il principio del controllo umano va assegnato a una persona identificabile, non lasciato implicito.
- Seguite l’iter: parere del Garante Privacy, parere della Conferenza Unificata, pubblicazione della versione definitiva. Aggiornate i capitolati appena esce.
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