Nessuna strategia di uscita: la riga dell’audit che vi riguarda
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Se il fornitore che tiene insieme i dati della vostra organizzazione chiudesse il rapporto — o se foste voi a chiuderlo — sapreste dire in quanto tempo, in quale formato e a quale costo? Se la risposta è «non lo abbiamo mai messo alla prova», non siete un’eccezione: è la condizione di chi affida dati critici a un fornitore senza mai verificarne l’uscita. Il 7 agosto 2026 un’inchiesta ha reso quella domanda concreta, dentro l’audit interno di una delle organizzazioni più grandi del mondo.
Un audit «high priority», un rinnovo comunque
FRANCE 24 e PassBlue hanno pubblicato in coordinamento — una sola inchiesta a due firme, non due conferme indipendenti — un audit interno del World Food Programme delle Nazioni Unite, redatto dall’Office of the Inspector General dell’agenzia e datato agosto 2025, sul rapporto quinquennale del WFP con Palantir Technologies. L’audit non è pubblico: lo hanno visionato i due giornali, mentre il WFP finalizza il rinnovo del contratto 2019 — pro bono, quinquennale, valore dichiarato 45 milioni di dollari, per DOTS (Digital Operations and Transformation System), il sistema con cui Palantir traccia gli aiuti dell’agenzia. «The general scope and terms of the contract remain the same», ha detto un portavoce del WFP.
L’audit classifica il problema come «high priority»: «inadequate risk management», assenza di «proper guidelines and policy» sui dati, «key privacy concerns» mai affrontate «since the inception of the partnership»; il WFP «lacks a unified and trusted system» per gestirli, mentre le «reputational considerations» legate alla partnership «have led to institutional uncertainty». Poi la riga-titolo: «At present, there is no clearly defined exit strategy for DOTS, nor clarity on the potential costs that may arise should the partnership be terminated» — nessuna strategia di uscita, nessuna chiarezza sui costi. La divisione tecnologica «has assessed opportunities to export and save data from DOTS», ma il piano non è mai stato presentato alle parti chiave, né a Palantir, mentre gli investimenti «substantial» continuano.
Il software funziona. È questo il problema.
La notizia non è che Palantir funzioni male. È l’opposto, ed è più scomodo. Un ex dipendente che lo ha usato a lungo definisce DOTS «the best tool in the sector. Nothing comes close to it»: circa il 98% delle operazioni del WFP passa da DOTS, e rimuoverlo farebbe «collapse» la catena logistica. Un altro dipendente lo giudica invece «mediocre» — «non porta nulla che non fosse già disponibile sulla rete pubblica». Riportiamo entrambe: la tesi non cambia. Un fornitore mediocre lo si cambia. Uno che il 98% usa ogni giorno, senza un piano d’uscita testato, non lo si cambia più: ti tiene, non per una clausola contro di voi ma per l’assenza di una a vostro favore. Conta chi tiene la chiave, non chi ha ragione sulla qualità — la stessa dipendenza di chi resta titolare del modello operativo in un accordo con un grande fornitore.
DOTS non è SCOPE, il sistema biometrico del WFP, tra i più grandi database biometrici al mondo: Palantir ha cercato con insistenza l’accesso a SCOPE, ma alcuni funzionari interni hanno tenuto i dati biometrici fuori dal suo perimetro. Un attacco informatico al WFP nel maggio 2026 ha esposto dati di migliaia di beneficiari a Gaza: il WFP precisa che ha riguardato la Self-Registration Application for Palestine, «no direct connection» con il software Palantir.
Le altre voci: Skau, Palantir, l’Europa
Il direttore facente funzione Carl Skau avrebbe ammesso che il rapporto è problematico, ma uscirne sarebbe costoso perché i sistemi sono intrecciati; non ha risposto alle domande di FRANCE 24. Palantir ha declinato l’intervista, dicendosi «proud to partner with the World Food Programme»: «does not use, retain or sell customer data for its own purposes», «we do not use customer data to train models». Il WFP dichiara di non essere vincolato ad alcun fornitore: «WFP processes and controls all its own data». Il contratto pro bono richiede comunque cloud e supporto a pagamento: l’ONU registra oltre 10,5 milioni di dollari di pagamenti dal 2017 al 2024, mentre — secondo un dipendente sentito dai due giornali — una valutazione interna stimava in 20 milioni uno sviluppo equivalente in casa. Lo stesso dipendente definisce il contratto pro bono anche «a vendor lock-in contract»: è la sua lettura, non una parola che compare nell’audit.
Il contesto europeo aiuta a leggere la vicenda. A giugno la DGSI francese ha chiuso con Palantir per un concorrente nazionale: la decisione, ha detto l’ambasciatrice francese per il digitale e l’AI Clara Chappaz, è arrivata «in part, over concerns about data sovereignty and digital resilience». Il servizio di sicurezza tedesco ha fatto lo stesso. L’NHS britannico ha ammesso a maggio che alcuni dipendenti Palantir potevano accedere a dati identificabili di pazienti, contrariamente a dichiarazioni precedenti.
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La clausola che nessuno legge fino alla fine
C’è anche un motivo contrattuale per scrivere una exit strategy prima di firmare. Privacy International, nel rapporto «All Roads Lead to Palantir» (novembre 2021), ha analizzato una licenza 2019 tra Palantir e il Dipartimento della Difesa USA, ottenuta via FOIA: Palantir può raccogliere dati d’uso dei Prodotti «to monitor, analyze, maintain and improve the Products». Lo stesso documento definisce «Products» come «the Client Software, Cloud Solutions and Software specified in the Order», e «Software» come «the Palantir proprietary commercial software, models, and algorithms […] in any format». Una catena di definizioni, non un’opinione: se i Prodotti includono il Software, e il Software include «models, and algorithms», migliorare i Prodotti include, per contratto, migliorare modelli e algoritmi. Privacy International trova una clausola quasi identica — la 18.9 — in Gotham e Foundry sul Digital Marketplace britannico.
Nello stesso rapporto Palantir ha esercitato il diritto di replica, e sul WFP ha scritto: «Palantir deploys our commercially available data integration platform, Foundry, in an environment where access and use are controlled by the WFP» — accesso e uso restano dell’agenzia. L’avvocato Chris Wlach: i fornitori hanno sempre voluto dati d’uso per migliorare le prestazioni, «but today, data can also help train algorithms and AI models» — chi li cede deve saperlo.
Le due lezioni, e la nostra
La prima: un fornitore bravo, senza un piano d’uscita, tiene di più di uno mediocre. La seconda riguarda l’audit: un documento che classifica un problema come «high priority» e un contratto che si rinnova comunque non è ipocrisia, è ciò che succede quando l’uscita non è progettata prima della firma. A quel punto uscire costa più che restare, e il costo diventa l’argomento decisivo — non perché il fornitore abbia ragione, ma perché nessuno ha mai misurato quanto costerebbe smettere. Il piano il WFP lo aveva persino iniziato: non averlo portato al tavolo, prima del rinnovo, è la differenza fra avere un’opzione e non averla.
Questo è il controllo che mettiamo in esercizio per un consiglio di amministrazione o un’ispezione: per ogni fornitore critico — non solo AI — quali dati entrano, sotto quale clausola d’uso, cosa esce alla cessazione, in che formato e a quale costo, con un export di prova effettivamente eseguito e datato. È la differenza fra un piano valutato e un piano vero.
Lo stesso impianto tiene insieme, in un modello operativo unico, i dati sparsi dell’organizzazione — archivi, gestionali, impianti, sensori, documenti — su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando, per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità. Ontologia, pipeline e mappature restano vostre: è lo strato che non si ricompra cambiando integratore, come già visto con le clausole illeggibili nei contratti AI. Se è vostro, uscire è una migrazione; se non lo è, è un crollo. Sempre in due modalità: on-premise su macchine autonome, oppure cloud dedicato con data center in Italia, con gestione condivisa. E per chi in Europa ragiona sui costi di uscita dal cloud, il Data Act li azzera dal 12 gennaio 2027.
Torniamo alla domanda con cui abbiamo aperto. Se oggi doveste lasciare il fornitore che tiene insieme i dati della vostra organizzazione, sapreste dire in quanto tempo, in quale formato e a quale costo? Se la risposta resta «no» — e nella grande maggioranza delle organizzazioni resta no — è quello il punto da cui partire, non un contratto da rinegoziare.
Dalla prima sessione, senza costi, esce l’elenco datato dei fornitori da cui oggi non sapreste uscire — per ciascuno la clausola d’uso dei dati, il formato di export previsto e se un export di prova è mai stato fatto davvero. Resta a voi anche se non andiamo oltre. Parlatene con un nostro tecnico.
Fonti
- FRANCE 24 — Exclusive: WFP to extend Palantir contract despite concerns raised in leaked audit (7 agosto 2026, aggiornato 9 agosto)
- PassBlue — Never Speak About It: Leaked Audit Reveals the UN’s Palantir Problem (7 agosto 2026)
- Privacy International — All Roads Lead to Palantir, con la risposta di Palantir (novembre 2021, PDF)