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Core Scientific e AMD: nell’accordo da 2,5 GW la parola che conta è «potenziale»

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Quello che decide la capacità AI, oggi, non si legge su un listino di chip: si legge su un contatore.

Il 28 luglio 2026 Core Scientific (NASDAQ: CORZ), l’operatore di data center nato dal mining di bitcoin e riconvertito all’hosting per l’AI, ha annunciato una partnership infrastrutturale con AMD, insieme ai risultati del secondo trimestre. AMD, qui, non vende chip: si assicura potenza ed edifici dove i propri clienti installeranno i chip che AMD vende altrove. Nei depositi alla SEC l’operazione risulta scritta due volte, con due gradi di dettaglio diversi. Separarli è il modo per capire cosa è stato firmato davvero il 27 luglio, e cosa resta un’opzione.

Ciò che è firmato: 530 MW, cinque siti, un’opzione fino al 2028

Un giorno prima dell’annuncio pubblico, il 27 luglio 2026, Core Scientific ha depositato alla SEC un 8-K con Item 3.02 (Unregistered Sales of Equity Securities) e Item 7.01. Il testo, verificato riga per riga, è preciso: contratti di locazione («AMD Leases») con AMD per 377 MW nei siti di Pecos e Hunt County (Texas) e Muskogee (Oklahoma); contratti separati («Neocloud Leases») con una terza controparte indicata come «Neocloud», per 152 MW ad Auburn (Alabama) e Dalton Phase 3 (Georgia). Somma: 529 MW su cinque siti (i «circa 530 MW» arrotondati del comunicato trimestrale), quindicennali, con tre opzioni di rinnovo quinquennali. Sui contratti con Neocloud, le tre parti hanno firmato anche accordi di garanzia che proteggono le apparecchiature AMD installate lì e danno ad AMD il diritto — non l’obbligo — di sanare un inadempimento di Neocloud: su due dei cinque siti AMD non è il locatario diretto, è il garante del rischio di un terzo.

Lo stesso deposito fissa un secondo numero: i contratti AMD riservano altri 1.925 MW, esercitabili a certe condizioni entro il 28 dicembre 2028. Sommati ai 530 MW già locati, sono i circa 2,5 GW dei titoli — la differenza fra un contratto e un’opzione con scadenza.

Il compenso: AMD ha ricevuto un warrant per acquistare fino a 30 milioni di azioni Core Scientific, prezzo di esercizio 23,47 dollari (media di borsa dei cinque giorni precedenti, quindi di mercato, non scontato), scadenza 27 luglio 2031. Le azioni maturano al ritmo di 12.222 per ogni MW locato: dai contratti del 27 luglio ne sono già maturate circa 6,5 milioni, coerenti con i 530 MW. Non è un accordo pagato solo in potenza: è potenza più un’opzione azionaria che si allarga con il rapporto.

Ciò che è dichiarato: fino a 2,5 GW, oltre 14 miliardi

Il 28 luglio arriva il comunicato congiunto, via Business Wire: «Core Scientific (NASDAQ: CORZ) and AMD (NASDAQ: AMD) today announced a partnership to shape the future of AI infrastructure, with AMD to secure up to 2.5 gigawatts of data center capacity to support end customer deployments of AMD AI solutions». Mathew Hein, chief strategy officer of corporate development di AMD: «AI deployments are accelerating rapidly, and bringing that compute online requires trusted infrastructure partners with the scale and power to support the next era of AI». Adam Sullivan, CEO di Core Scientific, parla di una «strategic relationship» destinata a «grow our relationship meaningfully over time».

Lo stesso comunicato, allegato al successivo 8-K sui risultati trimestrali, mette in fila tre grandezze sotto lo stesso titolo — «Recent Business Developments» — distinte da una parola, «potential», ripetuta tre volte: «potential to support up to 2.5 GW of leasable capacity», «more than $14 billion of potential base contracted revenue», «more than $24 billion of potential contracted revenue» (sull’intero portafoglio clienti, 1,1 GW locati). L’unica cifra misurata al presente è diversa in natura: «Billing for 437 MW of capacity as of mid-July, representing approximately $635 million in average annualized colocation GAAP revenue». Fra i 437 MW fatturati e i 2,5 GW di tetto potenziale corre quasi un fattore sei.

Furnished, non filed: che cosa significa per chi legge

In nessuno dei due 8-K compare l’Item 1.01, «Entry into a Material Definitive Agreement» — la casella che la SEC riserva a un contratto rilevante, di norma allegato come esibizione. Nel deposito del 28 luglio AMD non è mai nominata nel corpo del testo: compare una sola volta, nel comunicato allegato come esibizione 99.1. Entrambi i depositi chiudono con la stessa clausola: le informazioni «is furnished and shall not be deemed “filed” for purposes of Section 18 of the Securities Exchange Act of 1934». Un documento «filed» espone l’azienda a piena responsabilità di legge sul contenuto; uno «furnished» trasmette l’informazione con un obbligo più leggero, la via che la Regulation FD prevede per comunicare al mercato senza anticipare un contratto a pochi soggetti.

L’eccezione è l’Item 3.02 del 27 luglio: quella parte è filed, perché la legge lo impone quando si emettono titoli non registrati come un warrant — ma è disclosure stretta, tarata sul warrant, non sul contratto commerciale. I contratti di locazione non sono allegati a nessuno dei due depositi: quello che è pubblico lo sappiamo da un comunicato e da una descrizione riassuntiva, non dal testo del contratto. Non è un’irregolarità: è una scelta di disclosure legittima, e una misura del peso che l’emittente le attribuisce.

L’asimmetria che è essa stessa una notizia

Chi ha bisogno di annunciare, di solito, non è chi compra. Nella stessa settimana AMD ha pubblicato una fitta serie di comunicati propri — Anthropic (22 luglio), il lancio prodotti AAI 2026 (23 luglio), un accordo con il ministero della Scienza e ICT della Corea del Sud (27 luglio, lo stesso giorno in cui firmava i contratti con Core Scientific). Su ir.amd.com e su newsroom.amd.com, della partnership con Core Scientific non c’è traccia, in un elenco tutt’altro che vuoto in quei giorni. Presso la SEC, il CIK di AMD non registra alcun 8-K fra il 15 luglio e il 4 agosto — solo un Form 4 e un Form 144 — e l’8-K successivo, del 4 agosto, sono i risultati trimestrali di AMD stessa. Prima di concludere abbiamo testato il metodo su comunicati AMD che esistono certamente — Anthropic, Microsoft del 20 luglio — trovati senza difficoltà, con titolo e data corretti. L’assenza non è un limite dello strumento: è un fatto.

Cosa comporta, per chi compra capacità AI in Europa

Un produttore di semiconduttori che si assicura potenza, edifici e un’opzione su altri 1.925 MW cambia la domanda da fare a un fornitore di calcolo. La disponibilità di capacità AI sta diventando una questione di energia e immobili, non di listino processori: la capacità annunciata non è capacità disponibile, lo abbiamo già scritto. Il rischio di controparte si sposta: non conta più solo chi vi vende il cloud, ma chi gestisce fisicamente il sito — e a volte, come sopra, nemmeno chi ne ha ancorato la capacità è il locatario diretto, ma il garante di un terzo.

Se la vostra capacità sta dentro un campus ancorato a un grande fornitore, da chi dipendete davvero? Cosa succede se l’ancora esercita l’opzione entro la scadenza in contratto? La domanda da mettere per iscritto al fornitore è la stessa distinzione resa visibile da questo deposito: quanta capacità è fatturata oggi, quanta sotto contratto quindicennale, quanta soltanto opzione con scadenza? Pagare in contanti anziché in equity non risolve da solo la dipendenza da chi possiede il sito, così come un tessuto di rete proprietario resta un vincolo indipendentemente da come lo pagate.

Il metodo, applicato a questo

Verificare che cosa un fornitore ha davvero firmato — quanto è contratto, quanto è opzione, chi garantisce chi sui singoli siti — non è un’analisi che si fa una volta e si archivia. È un controllo che gira sui contratti e sui sistemi del cliente, con un registro delle dipendenze critiche: chi fornisce cosa, con quale impegno contrattuale, con quale scadenza, con quale alternativa — e una traccia pronta da esibire a un’ispezione o a un consiglio di amministrazione. Lo stesso impianto tiene insieme contratti, fornitori, archivi, gestionali e documenti dell’organizzazione in un modello operativo unico, su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando: per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità. Sempre in due modalità — on-premise su macchine autonome che non richiedono integrazione profonda nella rete del cliente, oppure cloud dedicato con VPN dedicata e data center in Italia — e sempre con gestione condivisa: il cliente non deve già avere in casa chi amministra sistemi AI.

Dovete capire quanta della capacità AI che avete comprato è fatturata, quanta è sotto contratto e quanta è soltanto un’opzione del vostro fornitore? Parliamone in trenta minuti.

Fonti