Note operative Scenari

Data center in Italia: capacità annunciata non è capacità disponibile

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Corridoio di un locale di distribuzione elettrica con due file di quadri di manovra e strumenti di misura, in bianco e nero
La potenza dichiarata di un campus è quella del sito. Quanta ne arrivi al singolo cliente lo decide un contratto, non un comunicato.

Il 23 luglio 2026 il Consiglio dei ministri ha dichiarato di preminente interesse strategico nazionale due programmi di investimento in data center, per circa 8 miliardi di euro; il MIMIT ne ha dato conto con un comunicato del 24 luglio. Per chi — impresa, amministrazione, difesa — deve comprare capacità di calcolo per l’AI tenendo i dati in Italia, la notizia si legge male in miliardi. La domanda utile è un’altra: quella potenza, quando esisterà, sarà acquistabile da voi, a quali condizioni e con quale contratto? Capacità annunciata e capacità disponibile sono grandezze diverse, e in mezzo ci sono cose verificabili.

Cosa dicono i comunicati, e cosa non dicono

  • «Equinix per l’Italia» — sette nuovi centri di elaborazione dati a Settimo Milanese e Cusago, 4 miliardi di euro nel periodo 2026-2033, fabbisogno energetico coperto da rinnovabili. Il comunicato precisa la destinazione: «sia a servizi di colocation e connettività per una pluralità di operatori, sia a data center hyperscale progettati per rispondere alle esigenze dei principali operatori globali e ai carichi di lavoro connessi all’intelligenza artificiale». Nessuna potenza in megawatt dichiarata.
  • «Cavour Hyperscale Campus» — riqualificazione dell’ex centrale «Galileo Ferraris» di Trino (Vercelli): potenza complessiva progettata fra 300 e 400 MW, circa 4 miliardi di investimento, conferenza di servizi entro fine 2026, autorizzazione unica entro fine 2027, entrata in funzione del primo lotto entro fine 2028. In costruzione circa 1.200 lavoratori medi con picchi oltre le 2.000 unità; a regime 300-350 posti altamente qualificati e un indotto stimato in circa 1.000.
  • Il proponente di Trino non compare nel comunicato del MIMIT. Lo nomina la nota della Regione Piemonte del 24 luglio, che riporta le parole del presidente Cirio e degli assessori Tronzano e Marnati: «In questi mesi abbiamo lavorato con TechBau e con il Governo».
  • Lo strumento è la dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale ex articolo 13 del «Decreto Asset» (D.L. 104/2023), con un commissario straordinario di Governo per ciascun programma: accelera l’iter autorizzativo, non dispone nulla su chi potrà comprare quella capacità.

I titoli che parlano di «2.000 posti di lavoro» per Trino riprendono il picco di cantiere, non i posti a regime. Un numero che non sta in un atto ufficiale resta una cifra di stampa.

Un megawatt di sito non è un megawatt per voi

I 300-400 MW di Trino sono la potenza complessiva progettata del campus: quella che il sito è dimensionato per assorbire, non la capacità di calcolo che un cliente può prenotare. Una parte alimenta raffreddamento, continuità e distribuzione — è ciò che misura l’indicatore PUE della norma ISO/IEC 30134-2. Il resto si divide in sale, poi in armadi, poi in contratti. La domanda concreta da fare a chi vi proponga capacità in un campus annunciato: quanta di quella potenza risulta già impegnata da contratti pluriennali, e quanta sarà collocabile all’accensione. Nessuno dei due comunicati indica una quota riservata a organizzazioni italiane, e non è un’omissione: non è quello che una delibera del genere fa.

Chi possiede, chi gestisce, sotto quale legge

Serve un criterio, non un sospetto: le domande che seguono valgono per qualunque fornitore e si verificano sui documenti, non sulla geografia.

  1. Titolarità e gestione sono cose distinte. Chi possiede immobile e infrastruttura può non essere chi gestisce i sistemi che ci girano dentro: due soggetti, due contratti, due catene di responsabilità.
  2. Conta l’ordinamento cui è soggetto il gestore, e quello della sua controllante. Un ordine di esibizione emesso all’estero raggiunge una società, non il pavimento di una sala dati. Le quattro domande che riducono «sovranità» a cose controllabili le abbiamo già messe in fila.
  3. L’accesso amministrativo remoto è accesso ai dati. In contratto vanno chi entra, da dove, con quale registrazione e con quale preavviso se subentra un altro gestore.

Spazio e potenza, oppure servizio gestito

È la distinzione che il comunicato del MIMIT fa senza sottolinearla, mettendo la «colocation e connettività» accanto ai «data center hyperscale». Nella colocation comprate spazio, potenza, raffreddamento e connettività: hardware e sistema operativo sono vostri, modelli e dati restano sotto il vostro controllo, e servono capitale e personale per gestirli. Nel servizio gestito è il fornitore a operare i sistemi: in termini di GDPR agisce come responsabile del trattamento, con istruzioni documentate, catena di sub-responsabili da autorizzare e diritti di verifica da esercitare (art. 28). Non è una sfumatura: cambia chi risponde, e cambia che cosa dovete poter dimostrare.

Per la pubblica amministrazione la geografia non basta

Un data center in Italia non qualifica un servizio. Per la PA è la classe del dato a predeterminare il regime: il Regolamento ACN sui servizi cloud impone la qualificazione del servizio per i dati critici e strategici, e la finestra transitoria è scaduta il 30 giugno 2026. Per i soggetti nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica corre un secondo binario: le forniture ICT delle categorie previste — fra cui i sistemi di AI per la gestione di reti e sistemi — vanno comunicate al CVCN prima dell’affidamento. Nessuno dei due si soddisfa dimostrando che i server stanno a Trino o a Cusago.

Cosa fare adesso

  • Prendete il calendario ufficiale, non quello dei titoli: a Trino il primo lotto è atteso entro fine 2028, il programma milanese arriva al 2033. Un acquisto per i prossimi diciotto mesi non può contare su quella capacità.
  • Chiedete per iscritto, a chiunque offra capacità «in Italia», tre nomi: proprietario dell’infrastruttura, gestore del servizio, controllante del gestore.
  • Decidete prima quale modello vi serve — spazio e potenza, oppure servizio gestito: determina competenze, capitale e responsabilità.
  • Verificate la qualificazione del servizio rispetto alla classe di dato prima della gara, non alla stipula.

Il punto.

Un data center costruito in Italia non è, di per sé, una garanzia sui dati. Lo diventa quando lo sono tre cose insieme: la titolarità dell’infrastruttura, il contratto che regola l’accesso, il regime giuridico applicabile a chi la gestisce. La delibera del 23 luglio accelera le autorizzazioni, ed è un fatto che conta; ma fra la delibera e i primi metri quadri accesi passano, per gli stessi comunicati, almeno due anni e mezzo.

Chi nel frattempo deve far leggere a un modello contratti, fascicoli tecnici, perizie o documentazione riservata decide su ciò che esiste oggi. Per questo lavoriamo in due modalità, e solo in due: on-premise, con l’AI installata nell’ambiente del cliente, oppure su un cloud dedicato riservato al singolo cliente, con accesso via VPN dedicata, data center residente in Italia e locali presidiati direttamente da noi. In entrambi i casi i tre nomi sono noti prima della firma: è il criterio con cui è costruita la nostra architettura, non una promessa da comunicato.

Dovete portare dati riservati dentro un sistema di AI e non sapete ancora sotto quale titolarità e quale contratto finiranno? Parliamone in una sessione di trenta minuti: si parte dai tre nomi e dalla classe del dato.

Fonti