Undici anni di attese in Emilia-Romagna: il gradino del 2021 non si è più richiuso
7 min di lettura
Una persona prenota una visita dermatologica e si sente dire una data. Quella data è l’unica cosa che vede: non sa se sia normale, se un anno fa sarebbe stata più vicina, se in un’altra provincia sarebbe diversa. La Regione Emilia-Romagna pubblica da anni l’indicatore che risponde a quelle domande, una settimana alla volta, e lo pubblica bene. Nessuno però lo tiene in fila: il sito mostra il presente, e il presente da solo non dice se una cosa stia peggiorando.
Abbiamo scaricato tutto l’archivio e messo le settimane in fila. Sono 499 settimane di dati per la classe di priorità più rappresentativa, dal 6 luglio 2015 al 23 agosto 2026: undici anni. Il risultato non è quello che ci aspettavamo.
Che cosa pubblica la Regione, e che cosa abbiamo fatto noi
Il sistema regionale TdAER pubblica, per ciascuna delle undici aziende sanitarie e per ogni prestazione specialistica monitorata, la quota di prenotazioni evase entro lo standard di legge e il tempo mediano di attesa, divisi per classe di priorità: B entro dieci giorni, D entro trenta giorni per le visite e sessanta per la diagnostica, P entro centoventi.
Quei numeri sono della Regione. Nostra è soltanto la ricomposizione: aver raccolto tutte le settimane disponibili, allineate su una scala unica, e aver verificato che la serie regga il confronto nel tempo. Regge: trentanove prestazioni sono presenti in tutti e undici gli anni, tre sono uscite lungo il percorso, nessuna è entrata, e nessun codice è stato riusato con un nome diverso. Non sono tre serie diverse incollate, è una serie sola.
Il grano territoriale si ferma all’azienda sanitaria: gli ambiti territoriali di garanzia, più fini, in questi dati non compaiono.
Il gradino, e il fatto che non si sia richiuso
| anno | classe B | classe D | classe P |
|---|---|---|---|
| 2016 | 99,6% | 98,0% | — |
| 2018 | 95,6% | 98,3% | — |
| 2021 | 89,7% | 88,4% | 95,0% |
| 2023 | 89,6% | 92,0% | 91,6% |
| 2025 | 89,3% | 86,8% | 87,0% |
| 2026 | 90,0% | 87,8% | 85,4% |
Fra il 2018 e il 2021 la classe D perde dieci punti. Cinque anni dopo non li ha recuperati: il 2025 chiude più in basso del 2021. La classe B aveva ceduto prima, già nel 2018, e da allora oscilla intorno al novanta per cento senza tornare ai livelli precedenti. La classe P — pubblicata solo dal 2020, quindi una serie più corta e non confrontabile con le altre sul lungo periodo — è quella che scende più in fretta adesso, dal 95,0% del 2021 all’85,4% di quest’anno.
Il dato che rende il gradino interessante è un altro, ed è quello che di solito manca nel dibattito: il volume non è cambiato. Circa quarantatremila prenotazioni a settimana in classe D, praticamente identiche dal 2016 a oggi. Non è arrivata un’ondata di domanda nuova. È cambiata la capacità di assorbire quella di sempre nei tempi previsti.
Quello che la percentuale non dice
Una percentuale entro standard è un indicatore binario travestito da misura: dice quante prenotazioni stanno dentro la soglia, non quanto stiano fuori quelle che ne restano escluse. Per questo accanto va letto il tempo mediano, che la Regione pubblica insieme. Nell’ultima settimana disponibile la mediana regionale è di sette giorni in classe B, venti in classe D, trentacinque in classe P. Nella stessa settimana, però, la cella peggiore in classe D sta a duecentocinquantasei giorni e in classe P a seicentoquattro.
Due avvertenze che vanno dette e che l’indicatore si porta dietro per costruzione. La prima: è ex ante. Misura l’attesa prospettata al momento della prenotazione, non quella che il paziente ha poi vissuto — chi rinuncia, chi si sposta sul privato, chi va in un’altra provincia non compare da nessuna parte. La seconda: l’archivio ha dei buchi, e sono buchi della fonte, non nostri. Ventisei settimane fra febbraio e agosto 2019, per la sola classe D. Ventinove settimane fra marzo e ottobre 2020, per tutte le classi: quella è la sospensione dell’attività programmata, e si spiega da sé. Il buco del 2019, sei mesi interi, no.
Dove sta oggi la prova
Chi volesse rispondere alla domanda della persona in fila — è sempre stato così? — deve mettere insieme pezzi che nessun sistema tiene insieme. Il sistema di prenotazione conosce la data proposta, non la storia di quella prestazione in quel territorio. Il portale regionale pubblica la settimana corrente, non la serie. L’archivio delle settimane passate esiste, ma va interrogato una settimana alla volta. Il dato sul tempo effettivamente atteso, cioè quello che conta per chi aspetta, non è nell’indicatore ex ante e non è pubblicato. E la scelta di chi rinuncia — la più importante di tutte, perché è quella che svuota le liste senza risolvere niente — non è misurata da nessuna parte.
La ricomposizione non richiede dati riservati: richiede solo che qualcuno tenga la serie. È esattamente il lavoro che facciamo sui dati di un’organizzazione, fatto qui su dati che sono pubblici e verificabili da chiunque.
Quello che non sappiamo
Non sappiamo perché manchino sei mesi del 2019. Non sappiamo quale parte del gradino sia arretrato di offerta, quale sia recupero di prestazioni rinviate e quale sia cambiamento nel modo di prenotare: l’indicatore non separa le cause, e attribuirgliene una sarebbe una nostra opinione travestita da dato. Non sappiamo che cosa accada alle attese oltre la soglia, perché la percentuale non descrive la coda. Non abbiamo verificato in modo indipendente i dati della Regione contro una seconda fonte: quello che affermiamo è che la serie è quella pubblicata, ricomposta senza alterazioni.
Non è un giudizio sulle aziende sanitarie, e non pubblichiamo classifiche di chi sta peggio: i numeri sono per territorio perché così li pubblica la fonte, ma la lettura che ne diamo è sulla domanda che resta scoperta, non su chi la lascia scoperta.
Lo strumento, aperto a chiunque
Abbiamo messo la ricomposizione online: l’osservatorio dei tempi di attesa, gratuito e senza registrazione. Si sceglie azienda, prestazione e classe di priorità, e si vede la quota entro standard, il tempo mediano, la posizione fra le undici aziende e l’andamento — ventisei settimane, due anni o tutti e undici. Gira nel browser, non registra nulla e non manda niente a noi.
I dati sono pubblicati dalla Regione senza licenza espressa e quindi rilasciati come dati di tipo aperto ai sensi dell’articolo 52, comma 2, del Codice dell’amministrazione digitale. Non siamo affiliati né convenzionati con la Regione Emilia-Romagna: la rielaborazione è nostra, la fonte è loro, ed entrambe le cose sono scritte in pagina.
I due assi, su questo tema
Adempiere. Una serie storica che regge il confronto non nasce dal dato: nasce dal fatto che qualcuno ne ha tenuto i codici stabili, ha registrato i buchi come buchi invece di saltarli, e ha distinto ciò che la fonte pubblica da ciò che è stato calcolato. È lo stesso lavoro che chiediamo a un archivio aziendale quando deve reggere un’ispezione a distanza di anni.
Decidere. Lo stesso impianto che qui ricompone undici anni di un indicatore pubblico ricompone, dentro un’organizzazione, contratti, fornitori, misure e documenti in un modello operativo unico su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando, per imprese, sanità, pubblica amministrazione e difesa. Nel perimetro del cliente: on-premise su macchine autonome, oppure cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa.
Avete una serie di dati che nessuno tiene in fila, e una domanda a cui il presente da solo non risponde? Mezz’ora con un nostro tecnico, senza costi: si parte da quello che pubblicate già.