Un milione per la conformità attraverso i dati: le due scadenze del 1° e del 30 ottobre 2026
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Se costruite o comprate sistemi che rendono automatica la conformità di qualcun altro — verifiche documentali, invii regolamentari, scambio tracciato di dati — avete due giorni per una decisione che poi non si recupera. Giovedì 1° ottobre, alle 17:00, si chiude il deposito europeo di una call che descrive esattamente il vostro lavoro. Il milione di euro che l’Italia ha messo accanto a quella call si chiude un mese dopo, il 30 ottobre. Ma al secondo appuntamento non arriva chi ha saltato il primo: non è una fila, è un tornello.
Due date, e il filtro che sta in mezzo
Il decreto direttoriale MIMIT del 22 settembre 2026 (prot. R.0002694), firmato dalle Direzioni generali per gli incentivi alle imprese e per le nuove tecnologie abilitanti, apre il cofinanziamento nazionale sulla call che la DG CONNECT ha pubblicato sul programma Europa digitale: DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE, Digital solutions for regulatory compliance through data, che il decreto rende in italiano come «soluzioni digitali per la conformità normativa attraverso i dati».
Prima data. La scadenza per la proposta alla DG CONNECT, sul portale «EU Funding & Tenders - Portal Submission System», «è stata fissata alle ore 17:00 del 1° ottobre 2026». Seconda data. La domanda nazionale va presentata «entro e non oltre le ore 17:00 del 30 ottobre 2026, in via esclusivamente telematica tramite l’indirizzo di posta elettronica certificata dgiai.div06@pec.mimit.gov.it», con il modulo dell’Allegato 1 e i documenti elencati nell’Allegato 2, «il tutto firmato digitalmente […] pena l’irricevibilità».
Fra le due c’è l’articolo 2, comma 4: «Possono accedere alla fase istruttoria nazionale solo i progetti di ricerca e sviluppo presentati secondo le modalità di cui al precedente comma 2 e che abbiano superato la selezione a livello transnazionale, effettuata sulla base della graduatoria scientifica e dei fondi disponibili.» Il milione non è un bando a sé: è un’appendice del deposito di giovedì.
Il milione, il 50% e una graduatoria che non pesa la scienza
Le risorse «ammontano a € 1.000.000,00, a valere sulle economie delle risorse di cui al Decreto Ministeriale»: sono residui dell’investimento PNRR «Partenariati per la ricerca e l’innovazione – Orizzonte Europa» (Missione 4, Componente 2), attivato con il DM 16 dicembre 2022 e modificato dal DM 13 giugno 2023. Il Ministero «si riserva la facoltà di integrare […] con ulteriori risorse europee e nazionali disponibili»: una facoltà, non un impegno.
L’aiuto arriva «nella forma del contributo diretto alla spesa, per una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili pari al 50%», entro le intensità massime del regolamento GBER (articoli 25, 25-bis e 25-quater). Un milione al 50% copre pochi progetti, e il decreto lo prevede: se le risorse non bastano, l’articolo 3, comma 6 forma una graduatoria nazionale che non rivaluta la qualità scientifica — l’ha già pesata Bruxelles — ma la solidità economico-finanziaria del proponente sugli ultimi due bilanci approvati: copertura delle immobilizzazioni, indipendenza finanziaria, incidenza degli oneri finanziari e del margine operativo lordo sul fatturato. Nella tabella dell’Allegato 6 quel blocco vale 27 punti su 100 (quattro attribuiti d’ufficio, mancando il finanziamento agevolato). «In caso di parità di punteggio tra più progetti, prevale il progetto con il minor costo presentato.» La soglia complessiva è 70 punti, con minimi di 20, 20 e 13 sui tre criteri.
Chi può chiedere, e chi se ne accorge tardi
Il decreto non elenca i beneficiari: rinvia all’articolo 10, comma 1 del DM 16 dicembre 2022. L’elenco si legge nella dichiarazione dell’Allegato 5a, già pubblicata: imprese dell’articolo 2195 del codice civile ai numeri 1) e 3), comprese le artigiane; imprese agro-industriali a prevalente attività industriale; imprese con le attività ausiliarie del numero 5) a favore delle precedenti; Centri di ricerca. Gli organismi di ricerca hanno una definizione propria all’articolo 1 — università, istituti, agenzie di trasferimento tecnologico, con contabilità separata sulle attività economiche — e un trattamento a parte: la valutazione si ferma alla capacità tecnico-organizzativa, e non presentano la dichiarazione sui dati contabili.
Tre requisiti tagliano fuori più gente di quanto sembri: contabilità ordinaria, almeno due bilanci approvati (propri, consolidati o della controllante), e progetto non ancora avviato alla data della domanda. Per i progetti congiunti serve il contratto di rete dell’articolo 3, comma 4-ter del d.l. 5/2009 — o altra forma associativa con mandato al capofila —, in atto pubblico o scrittura privata autenticata, da allegare alla domanda o produrre entro 15 giorni dall’esito positivo. E un requisito che molti hanno ancora aperto: la regolarità con l’obbligo di polizza catastrofale dell’articolo 1 del d.l. 39/2025, da dichiarare con l’Allegato 5d.
Il fascicolo, e il bollo che resta in cassaforte
Gli schemi non sono più un annuncio: alla data in cui scriviamo la pagina ministeriale pubblica gli allegati numerati dall’1 al 12 — dal modulo di domanda al piano di sviluppo, dalle dichiarazioni sui requisiti a quella antiriciclaggio — più un archivio per la rendicontazione. L’Allegato 2 elenca dodici voci: fra queste la dichiarazione sui dati contabili controfirmata dal collegio sindacale o dal revisore, e la proposta progettuale depositata a Bruxelles. Come per lo sportello Voucher Cloud & Cybersecurity, il materiale esiste già: sta sparso.
Poi il dettaglio che racconta il resto. La marca da bollo da 16,00 euro si annulla riportandone il numero identificativo nella domanda, e «deve essere conservata in originale presso la sede o gli uffici del soggetto richiedente per eventuali successivi controlli» (articolo 12 del d.P.R. 642/72). Non si allega: si custodisce. Il plico che parte via PEC il 30 ottobre non è la pratica. È la prima pagina di una pratica che qualcuno riaprirà fra anni.
Che cosa si firma davvero
Il decreto di concessione va restituito sottoscritto entro dieci giorni, pena la decadenza. Da lì partono al massimo 36 mesi, con avvio entro tre mesi dal decreto, pena la revoca. Le erogazioni arrivano «in non più di 5 soluzioni, più l’ultima a saldo», su stati di avanzamento «relativi a un periodo temporale pari a un semestre o a un multiplo di semestre»: il primo entro diciotto mesi dal decreto, sempre pena la revoca. L’anticipo è possibile fino al 30% con garanzia escutibile a prima richiesta, e il 10% resta comunque a saldo.
La rendicontazione non è un riepilogo. Le ore, dice l’Allegato 12, «devono essere rilevate in appositi registri di presenza (timesheet)», sottoscritti dall’addetto e dal responsabile organizzativo e controfirmati dal responsabile del progetto; il CUP va su tutti i documenti amministrativi e contabili; i giustificativi vanno mantenuti «presso la propria sede, in originale». Delle quindici cause di revoca dell’articolo 9, due meritano una riga in consiglio: la cessazione o rilocalizzazione dell’attività fuori dal territorio nei cinque anni dalla conclusione (tre per le PMI) e l’«operazione di delocalizzazione di cui all’articolo 16, comma 1, del Codice degli incentivi», il d.lgs. 184/2025. Revoca totale, restituzione e interessi.
La simmetria fastidiosa
Il bando vi chiede di automatizzare la conformità di qualcun altro e, nel farlo, vi consegna per tre anni una conformità vostra: semestri, timesheet controfirmati, CUP, originali in cassaforte. Gestita a mano, dalle stesse persone che intanto dovrebbero scrivere il prodotto.
È il lavoro che noi facciamo diventare un controllo in esercizio. Il fascicolo di ottobre, e poi ogni stato di avanzamento, passano sotto una verifica che gira sui vostri documenti: quale allegato manca, quale firma digitale è scaduta, quale ora non è coperta da un registro controfirmato — con traccia datata da mettere davanti a un controllo in loco. Il secondo asse pesa di più: i dati che oggi stanno in cinque posti — buste paga, registro dei beni ammortizzabili, libro IVA, contratti con gli organismi di ricerca, deliverable — entrano in un modello operativo unico, e su quello agenti AI preparano il semestre, riconciliano i costi e segnalano i termini, con un operatore al comando. Nelle due sole modalità di sempre: on-premise su macchine autonome che non vanno integrate in profondità nella vostra rete, oppure cloud dedicato con data center in Italia, in gestione condivisa — non serve avere già in casa chi amministra modelli. Il metodo è questo, il resto delle date è nel calendario.
Se vendete conformità attraverso i dati, e volete vedere che cosa significa reggerla anche su voi stessi, scriveteci.