Note operative AI operativa

Come controllare tutti i contratti dei fornitori con l’AI, senza farli uscire dall’azienda?

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Se guidate l’ufficio acquisti o l’ufficio legale di un’azienda con qualche centinaio di fornitori, avete un archivio di contratti che nessuno ha mai riletto tutto insieme: condizioni generali, ordini quadro, accordi di subfornitura, firmati in anni diversi, su modelli diversi, spesso solo in scansione. Finché va tutto bene non serve. Quando un fornitore chiede un aumento, un pagamento slitta o arriva una contestazione, la domanda è sempre la stessa: in quali contratti c’è quella clausola, e vale davvero? È un lavoro che un’AI fa bene, a una condizione: che per farlo i contratti non debbano uscire dall’azienda.

Che cosa cercare: le regole che decidono se una clausola vale

Le clausole da approvare per iscritto. Nelle condizioni generali preparate da una delle parti, alcune clausole «non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto» (art. 1341 del codice civile). Sono, a favore di chi le ha preparate, le limitazioni di responsabilità e la facoltà di recedere o di sospendere l’esecuzione; a carico dell’altro, le decadenze, i limiti alla facoltà di opporre eccezioni, le restrizioni alla libertà di contrattare con terzi, la «tacita proroga o rinnovazione del contratto», le clausole compromissorie e le deroghe alla competenza del giudice. Per ogni contratto le domande sono due: la clausola c’è? E c’è la firma che la approva in modo specifico?

I termini di pagamento. Fra imprese il termine di legge è di trenta giorni. Le parti possono pattuirne uno più lungo, ma «termini superiori a sessanta giorni, purché non siano gravemente iniqui per il creditore» vanno pattuiti espressamente, e la clausola «deve essere provata per iscritto» (d.lgs. 231/2002, art. 4, comma 3). Se il creditore è una piccola o media impresa e non lo sono tutte le parti del contratto, la clausola che prevede più di sessanta giorni si presume gravemente iniqua (art. 7, comma 4-bis); e una clausola gravemente iniqua sul termine di pagamento è nulla (art. 7, comma 1).

La subfornitura. Il contratto «deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullità» e deve indicare i requisiti del bene o del servizio, il prezzo e i termini di consegna, di collaudo e di pagamento (legge 192/1998, art. 2). Il prezzo va pagato in un termine «che non può eccedere i sessanta giorni» dalla consegna o dalla comunicazione della prestazione eseguita, salvo accordi di settore o di territorio, che arrivano al massimo a novanta (art. 3).

Le scadenze. Rinnovi taciti, preavvisi di disdetta, durate minime: date sparse in centinaia di pagine, che servono in un calendario prima che scadano.

Come lo fa un’AI, senza mandarli fuori

  1. Lettura. Molti contratti firmati sono scansioni. Ogni pagina diventa testo, e i numeri che contano, giorni, importi e date, si controllano due volte: un 60 letto come 90 cambia la risposta. Il metodo di lettura è quello che abbiamo descritto per rendere cercabile l’archivio tecnico.
  2. Clausola per clausola. Il modello legge ogni clausola e la mette in una casella: limitazione di responsabilità, recesso, rinnovo tacito, foro, termine di pagamento, nessuna di queste. È un compito stretto e sempre uguale, il terreno dove un modello a pesi aperti, rifinito su esempi di clausole già classificate dal vostro ufficio legale, su quel compito fa meglio dei grandi modelli generalisti, come abbiamo spiegato in un modello piccolo può battere i grandi modelli?.
  3. Una tabella con la pagina. Per ogni contratto: fornitore, clausola trovata, testo esatto, pagina, e se c’è l’approvazione specifica. Ogni riga porta al documento, così una persona la controlla subito, come spiegato in come fa un’AI a citare la pagina.
  4. Decide una persona. L’AI prepara l’elenco; rinegoziare, disdire o chiedere la firma che manca resta all’ufficio legale.

Perché in casa

I contratti contengono prezzi, sconti, condizioni riservate e i dati di chi firma. Spesso hanno anche una clausola di riservatezza che vieta di passarli a terzi, e un servizio di AI esterno è un terzo: lo abbiamo visto in Posso usare ChatGPT con i contratti dei clienti?. Un modello che gira su una macchina vostra li legge senza consegnarli a nessuno. E il modello rifinito sulle vostre clausole è il sapere del vostro ufficio legale, messo in un file: fate in modo che resti vostro.

Che cosa abbiamo misurato noi

Quanto è ripetibile il modello grande a pesi aperti che usiamo. Il 14 ottobre 2026 gli abbiamo fatto le stesse domande tre volte su un server NVIDIA GB300 e tre volte su una nostra workstation, con la temperatura a 0, cioè chiedendogli di scegliere ogni volta la parola più probabile, senza estrazioni a caso. Voce per voce, gli esiti coincidono nel 96% dei casi fra le due macchine e nel 97-97,5% fra i giri sulla stessa macchina.

Vuol dire che anche lo stesso modello, alla stessa domanda, qualche volta risponde in modo diverso. Su centinaia di clausole non è un dettaglio: per questo ogni riga della tabella deve portare la pagina, e le clausole che contano le deve guardare una persona.

Che cosa fare questo mese

  1. Scegliete un gruppo di contratti con un problema vero, per esempio i subfornitori o i fornitori che vi hanno fatto firmare le loro condizioni generali.
  2. Scrivete le caselle: quali clausole cercate, e che cosa conta come trovata.
  3. Fate classificare a mano un campione dal vostro ufficio legale: serve a insegnare il compito al modello e a misurarlo.
  4. Misurate prima di fidarvi: quante clausole trova, quante ne sbaglia, quante ne perde.

Se avete un archivio di contratti da rileggere e non volete farlo uscire dall’azienda, il passo è uno: scriveteci quanti contratti sono e che cosa ci dovete cercare.

Scritto con l’aiuto dell’AI e verificato da CSIDIA.

Fonti