Note operative Osservatorio

Due milioni per una «soluzione proprietaria», e nient’altro

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Foglio bianco inserito nel rullo di una macchina da scrivere, dettaglio ravvicinato, fotografia in bianco e nero
Il campo per la capacità del fornitore esiste. La riga, in troppe anagrafiche, resta bianca.

Se qualcuno vi chiedesse oggi l’elenco dei fornitori che possono accedere ai dati dei vostri dipendenti o dei vostri cittadini, quanto tempo vi servirebbe? E su quale campo andreste a cercare la risposta — quello della categoria di spesa, o quello che dice davvero cosa fa il prodotto e a cosa arriva? Se la seconda domanda vi lascia senza risposta, non siete un caso isolato: è la condizione ordinaria di un’anagrafica scritta per la contabilità, non per la sicurezza. Un affidamento pubblico firmato negli Stati Uniti, chiuso sedici mesi dopo, mostra dove porta quella condizione quando qualcuno, davvero, fa la domanda.

Un buono d’ordine da due milioni, una descrizione che non dice nulla

Il registro federale statunitense degli affidamenti (USAspending, dati FPDS) elenca il PIID 70CTD024P00000012: tipo B, purchase order — un buono d’ordine, non un contratto quadro. Amministrazione Department of Homeland Security, sotto-agenzia U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE). Firmato il 27 settembre 2024, periodo di esecuzione 30 settembre 2024 – 29 settembre 2025: la fine potenziale coincide con quella contrattuale, nessun margine di proroga. Obbligati 2.000.000 di dollari, base più opzioni comprese: non resta nulla da esercitare. Beneficiario: Paragon Solutions (US) Inc., UEI NW6QFTZACWM7. Il campo riservato alla società madre, nello stesso record, restituisce il nome della società stessa: non aggiunge un’informazione che già non si avesse.

La descrizione ufficiale dell’affidamento, verbatim, tutta in maiuscolo com’è nel registro: «THIS AWARD IS FOR A FULLY CONFIGURED PROPRIETARY SOLUTION INCLUDING LICENSE, HARDWARE, WARRANTY, MAINTENANCE AND TRAINING» — una soluzione proprietaria completamente configurata, comprensiva di licenza, hardware, garanzia, manutenzione e formazione. Non un nome di prodotto. Non una funzione. La classificazione merceologica non colma il vuoto: NAICS 541512, «COMPUTER SYSTEMS DESIGN SERVICES», e PSC 7B22, «IT AND TELECOM - COMPUTE: SERVERS (HARDWARE AND PERPETUAL LICENSE SOFTWARE)» — gli stessi codici di un acquisto di server qualunque. La gara, se si può chiamarla così (solicitation 70CTD024R00000009): extent competed C (non competuto), other than full and open ONE (un solo fornitore ammesso), procedura SSS (unica fonte), una sola offerta ricevuta, bene commerciale (A). Un solo fornitore, invitato e vincitore: nessuna concorrenza.

Una cronologia di tre righe, e nessuna motivazione

Il registro non si ferma alla scheda iniziale. La cronologia delle transazioni dello stesso affidamento — un livello che quasi nessuno controlla — mostra tre modifiche dopo la firma. L’8 ottobre 2024 la modifica P00001 porta questa descrizione, verbatim: «…IS BEING MODIFIED TO ISSUE A STOP WORK ORDER». Il 30 agosto 2025 la P00002 la revoca: «…THIS MODIFICATION IS TO LIFT THE STOP WORK ORDER», un mese prima della fine del periodo di esecuzione base. Il 20 gennaio 2026, quasi quattro mesi dopo quella scadenza, la P00003 chiude amministrativamente il contratto: «THIS MODIFICATION CLOSES OUT THIS CONTRACT…». Tre azioni, tre date, zero motivazioni: nessun campo dice perché si sia fermato, né perché sia proseguito. Il registro tiene traccia che qualcosa è successo. Non tiene traccia di cosa, né del motivo.

Chi è il fornitore

Paragon Solutions è da tempo nella nostra osservazione delle aziende di sorveglianza e difesa. Il riferimento più solido resta il rapporto n. 183 del Citizen Lab, Università di Toronto, «Virtue or Vice? A First Look at Paragon’s Proliferating Spyware Operations», 19 marzo 2025, a firma di Bill Marczak, John Scott-Railton, Kate Robertson e altri.

Il rapporto descrive Graphite, il prodotto di punta di Paragon, come spyware che darebbe «access to the instant messaging applications on a device» — non il controllo completo del telefono — caricandosi dentro app e processi legittimi già presenti sul dispositivo invece di installarsi come applicazione a sé, il che rende più difficile la rilevazione forense. Il Citizen Lab ha individuato infrastruttura sospetta collegata a Graphite in Australia, Canada, Cipro, Danimarca, Israele e Singapore; l’Italia compare come cliente ammesso pubblicamente. Il 31 gennaio 2025 WhatsApp ha notificato oltre 90 persone che riteneva bersaglio di un exploit zero-click di Paragon, individuato e neutralizzato; tra i destinatari italiani del rapporto: Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, e gli attivisti Luca Casarini e Giuseppe Caccia, di Mediterranea Saving Humans.

Paragon si presenta come diversa dagli altri fornitori del settore: secondo un’intervista del 2021 a Forbes, citata nel rapporto, un dirigente Paragon avrebbe garantito che l’azienda vende solo a governi che «abide by international norms and respect fundamental rights and freedoms». Interpellata dal Citizen Lab, l’azienda — tramite il presidente esecutivo John Fleming — ha risposto che «the brief summary of the report you sent includes several inaccuracies, but without additional details we cannot be more specific or provide comment for the record»: una contestazione senza indicare quale affermazione sarebbe inesatta; alla richiesta di dettagli, la stessa risposta. Riportiamo la posizione per intero: diritto di replica, non ammissione né conferma.

Il punto non è cosa ha comprato ICE

Da qui il registro non dice altro, e questo pezzo non lo dice al posto suo. Non sappiamo se riguardi Graphite, un altro prodotto Paragon, o una fornitura scollegata da quanto documentato dal Citizen Lab: la descrizione non nomina un prodotto, i codici non nominano una capacità, le modifiche non nominano un motivo. Il punto non è cosa ICE abbia comprato. È che dal registro, da solo, non si può saperlo — e nemmeno il livello che quasi nessuno controlla lo dice.

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La stessa formula, nella vostra anagrafica

Ecco perché questa storia non riguarda solo un’agenzia americana. «Soluzione proprietaria, licenza, garanzia, manutenzione e formazione» è la formula con cui è scritta una riga su due dell’anagrafica fornitori di una grande impresa o di un’amministrazione. Finché nessuno chiede, basta: paga le fatture, supera un audit contabile, non blocca un rinnovo. Il giorno in cui una norma cambia — o un fornitore finisce in un’inchiesta, come i direttori designati dal regime sanzionatorio UE, con le società che dirigono citate solo nelle motivazioni — o un consiglio chiede che cosa è esposto, la domanda diventa: quali fornitori accedono a quali dati, con quale contratto, con quale accesso? Se la risposta non c’è, non è perché qualcuno l’abbia nascosta: è perché non è mai stata scritta in un campo interrogabile. Lo stesso vuoto, sul lato opposto del rapporto, riguarda le clausole dei contratti AI per la difesa segrete anche a un senatore: un capitolato senza merito produce lo stesso buco di un ordine senza merito.

La lezione è la stessa già vista quando un titolo di stampa e la descrizione ufficiale di un ordine del Pentagono raccontavano due acquisti diversi: la categoria merceologica non è una descrizione. NAICS e PSC dicono su quale scaffale sta la spesa, non cosa fa il prodotto, chi lo usa, a quali dati arriva.

Cosa mettiamo in esercizio

Quello che mettiamo in esercizio trasforma l’anagrafica fornitori in un controllo che gira sui contratti e sui sistemi del cliente, non su un foglio annuale. Per ogni fornitore: quale capacità fornisce davvero — non la categoria merceologica —, a quali dati accede, sotto quale clausola d’uso, chi lo ha approvato, quando è stato riverificato l’ultima volta. Ne esce una traccia datata, pronta per un’ispezione o un consiglio di amministrazione.

Lo stesso impianto tiene insieme, in un modello operativo unico, contratti, anagrafiche, archivi, gestionali e documenti dell’organizzazione — il lago di dati dell’ente che diventa una cosa sola — su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando, per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità. Quando esce una notizia su un fornitore la risposta a «dove lo abbiamo in casa, con quale contratto, con quale accesso» arriva in ore, non in settimane — la stessa logica già vista per chi non ha mai testato l’uscita da un fornitore critico. Sempre in due modalità: on-premise, su macchine autonome senza integrazione profonda nella rete del cliente, oppure cloud dedicato, con data center in Italia e gestione condivisa.

Torniamo alla domanda di apertura. Se oggi qualcuno vi chiedesse l’elenco dei fornitori che possono accedere ai dati dei vostri dipendenti o dei vostri cittadini — prodotto in ore, su un campo interrogabile, non un foglio da ricostruire a mano — sapreste rispondere subito di sì? Per la grande maggioranza delle organizzazioni la risposta resta no.

Dalla prima sessione, senza costi, esce l’elenco datato dei vostri fornitori le cui righe di anagrafica non dicono che capacità forniscono né a quali dati accedono — quelle che, in caso di domanda, non sapreste usare. Resta a voi anche se non andiamo oltre. Parlatene con un nostro tecnico.

Fonti