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Il Pentagono non ha mai spiegato perché DJI contribuisca alla difesa cinese

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Vista panoramica di una fitta coltre di nebbia che avanza su una valle coltivata a terrazze, con cielo sereno sopra e case coloniche visibili sotto il fronte nuvoloso, fotografia in bianco e nero
Sopra la nebbia il cielo è sereno e si vede tutto. Il titolo del paragrafo si legge; il paragrafo, sotto, no.

Il 14 agosto 2026 la Corte d’Appello del D.C. Circuit ha depositato la sentenza nel caso SZ DJI Technology Co., Ltd. v. United States Department of Defense (No. 25-5367): conferma in parte, riforma in parte e rinvia al tribunale distrettuale il giudizio sulla designazione di DJI — il maggiore produttore mondiale di droni — come «Chinese military company» ai sensi della Sezione 1260H della legge federale sulla difesa. La riforma riguarda un solo punto, ma è quello che regge l’accusa: la sezione del rapporto del Segretario della Difesa intitolata «DJI Contributes to the Chinese Defense Industrial Base» è redatta per intero, ogni parola tranne il titolo. La Corte lo scrive con una frase che vale l’intero articolo, verbatim: «There is, in other words, no publicly stated rationale for why the Secretary believes DJI contributes to the Chinese defense industrial base.» In altre parole, non esiste alcuna motivazione resa pubblica sul perché il Segretario ritenga che DJI contribuisca alla base industriale della difesa cinese.

Il fatto, dalla sentenza

DJI compare per la prima volta nella lista del Pentagono nell’ottobre 2022, senza preavviso. Chiede la cancellazione, la richiesta è respinta e nel gennaio 2024 viene ridesignata, di nuovo senza preavviso. Nell’ottobre 2024 cita in giudizio il Dipartimento della Difesa (tribunale distrettuale di Washington, No. 1:24-cv-02970), invocando il giusto processo del Quinto Emendamento e l’Administrative Procedure Act. A gennaio 2025 il Segretario pubblica una nuova lista che include ancora DJI, senza motivazione nel testo pubblicato — ma il 6 dicembre 2024 le aveva già consegnato un rapporto che la spiega, in parte. Il 26 settembre 2025 il tribunale distrettuale accoglie la posizione del governo con un giudizio sommario, basandosi solo sul fascicolo non classificato. DJI fa appello; l’udienza si tiene il 6 febbraio 2026, la sentenza arriva sei mesi dopo. Il collegio — presidente Srinivasan, giudici Wilkins e Garcia, opinione a firma Garcia — respinge tre dei quattro motivi e ne accoglie uno.

I tre motivi respinti, e perché contano

DJI perde sul giusto processo: la Corte applica la dottrina dello «stigma-plus» e chiede se la designazione abbia «broadly preclude[d]» DJI — verbatim, con la parentesi quadra della sentenza — dal perseguire la propria attività. La risposta è no, verbatim: «DJI holds 90% of the global consumer market and nearly 70% of the drone sector writ-large.» DJI detiene il 90% del mercato consumer globale e quasi il 70% dell’intero settore dei droni — lo dice una testimonianza davanti alla Commissione economica e di sicurezza USA-Cina, citata dalla sentenza. Restare leader di mercato dopo anni di designazione esclude lo stigma richiesto dal precedente Old Dominion Dairy. DJI perde anche sul secondo requisito, l’assistenza ricevuta dal governo cinese: il rapporto del Segretario collega il suo riconoscimento come «National Enterprise Technology Center» nel 2021 a benefici fiscali e sussidi statali; la Corte trova sufficiente l’inferenza. Perde, infine, sul trattamento disomogeneo rispetto a Nokia Bell, Volkswagen e Nissan: nessuna prova che il Segretario le abbia mai prese in esame.

Il quarto motivo: la regola Chenery

Qui la Corte dà ragione a DJI. Il tribunale distrettuale, per sostenere che DJI contribuisce alla base industriale della difesa cinese, non aveva esaminato il fascicolo classificato: aveva usato gli argomenti della difesa del governo in aula e altre sezioni del rapporto. La Corte d’Appello lo definisce violazione diretta del principio Chenery, verbatim: «Courts “must judge the propriety of [agency] action solely by the grounds invoked by the agency.”» I tribunali devono giudicare la legittimità dell’azione di un’agenzia solo in base ai motivi invocati dall’agenzia stessa — la parentesi quadra è dell’opinione, non nostra. E aggiunge: «It is exactly the type of post hoc argument the Chenery principle prohibits.» È esattamente il tipo di argomento successivo ai fatti che il principio Chenery vieta. Il rinvio lascia al tribunale distrettuale la facoltà di leggere il fascicolo classificato e decidere se la designazione regge, e se DJI potrà accedervi.

Che cosa è depositato, che cosa è dichiarato, che cosa lo dice solo la stampa

Depositato, pubblico, da noi scaricato: la sentenza stessa e la lista pubblicata il 10 giugno 2026 sul Federal Register (91 Fed. Reg. 35,189), che nel frattempo ha aggiunto a DJI motivazioni nuove — affiliazione indiretta alla SASAC, diretta al Ministero dell’Industria e alla Polizia Armata del Popolo, designazione come «Single Champion» — la cui sufficienza la Corte non ha ancora valutato. Dichiarato, non accertato da un giudice: le perdite commerciali che DJI elenca nel proprio atto d’appello — un grande cliente USA e un altro cliente importante che avrebbero smesso di comprare, alcuni Stati che avrebbero vietato ai propri enti l’uso dei suoi droni — restano affermazioni di parte, insufficienti secondo la Corte a prescindere dalla loro veridicità. Riportato solo dalla stampa specializzata: come DJI, nel comunicato diffuso dopo la sentenza e fornito per intero a DroneXL, descrive la propria vittoria: «The Court’s finding that the public record contained insufficient evidence is a significant step toward correcting an unjustified designation.» La conclusione della Corte, che il fascicolo pubblico non contenesse prove sufficienti, è un passo avanti significativo verso la correzione di una designazione ingiustificata. Non è preciso: il fascicolo pubblico basta per il requisito dell’assistenza — insufficiente lo ha giudicato solo per il contributo, l’unica voce redatta per intero. È lo stesso DroneXL a correggerlo, nel pezzo che riporta la dichiarazione.

Quello che non abbiamo verificato

Non abbiamo letto il fascicolo classificato: nessuno fuori dal governo e dalla Corte può, per ora. Non abbiamo verificato in autonomia la testimonianza sul 90% del mercato né l’articolo Reuters citati dall’opinione: i link perma.cc in sentenza restituiscono un blocco Cloudflare (HTTP 403), quindi li riprendiamo solo dalla citazione della Corte, non dalla fonte originaria. Non sappiamo quando il tribunale distrettuale deciderà sul rinvio, né se concederà a DJI l’accesso al fascicolo classificato. Non abbiamo verificato le perdite commerciali dichiarate da DJI, né la sufficienza delle motivazioni pubblicate a giugno 2026 — questione che la Corte lascia esplicitamente aperta.

La lezione per chi compra tecnologia

Una designazione governativa — «Chinese military company», ma vale per qualunque lista di fornitori affidabili o vietati — non è un semaforo binario da leggere sul titolo. Qui il titolo di un paragrafo è pubblico, il resto è nero; eppure quella designazione produce da anni conseguenze concrete — niente contratti con Difesa e Sicurezza Interna, niente fondi dal Dipartimento dell’Energia — mentre la parte che dovrebbe giustificarla resta illeggibile a chiunque non abbia accesso classificato, DJI compresa. Chi acquista una capacità critica da un fornitore soggetto a liste così dovrebbe sapere non solo se è dentro o fuori, ma quale versione, con quale motivazione quell’anno: DJI è stata elencata nel 2022, ridesignata nel 2024 e di nuovo a gennaio e a giugno 2026, ogni volta con basi in parte diverse. E dovrebbe ricordare che un tribunale giudica solo sui motivi messi per iscritto dall’autorità — non su quelli che i suoi avvocati aggiungono dopo, in aula: la stessa disciplina va chiesta a un fornitore quando si domanda perché un sistema abbia deciso, non che cosa i tecnici dicono a posteriori che avrebbe dovuto decidere.

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I due assi, applicati

Adempiere. Il registro dei fornitori soggetti a designazioni governative — liste di sicurezza nazionale, di esclusione, di affidabilità — smette di essere un controllo fatto una volta e diventa una verifica che gira a ogni aggiornamento: quale lista, quale versione, quale motivazione è pubblica e quale resta riservata, con traccia datata, pronta per un audit, una gara d’appalto o un consiglio di amministrazione.

Decidere. Lo stesso impianto tiene insieme fornitori, designazioni pubbliche e fascicoli giudiziari in un modello operativo unico, su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando — per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità. Sempre in due modalità: on-premise, su macchine autonome senza integrazione profonda nella rete del cliente, oppure cloud dedicato con VPN e data center in Italia, sempre con gestione condivisa: nessuno resta solo a decidere se un fornitore è ancora affidabile sulla base di un titolo di paragrafo senza il paragrafo.

Dalla prima sessione, senza costi, esce la mappa datata delle designazioni pubbliche che pesano sui vostri fornitori critici — quali motivate per iscritto, quali un titolo senza testo, comprese le caselle vuote: resta a voi anche se non proseguiamo insieme. Parlatene con un nostro tecnico.

Fonti