Google vende AI alle filiali di Alibaba, Baidu e Tencent: è legale, ed è il problema
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Il 10 luglio 2026 il Financial Times ha rivelato che Google e OpenAI forniscono servizi di intelligenza artificiale avanzata alle filiali di Singapore di tre aziende cinesi — Alibaba, Baidu e Tencent — le cui capogruppo figurano nella lista «1260H» del Pentagono, riservata alle società ritenute collegate all’apparato militare cinese. Entrambe le aziende lo hanno confermato direttamente al giornale. La transazione è perfettamente legale. Ed è proprio questo il punto che dovrebbe far riflettere chi, in Europa, acquista servizi AI da un fornitore globale.
I fatti, in ordine
- 10 luglio 2026 — Il Financial Times rivela che Google e OpenAI vendono modelli e servizi AI alle controllate di Singapore di Alibaba, Baidu e Tencent, tutte capogruppo inserite nella lista 1260H del Pentagono.
- Il meccanismo è geografico, non societario. I controlli all’esportazione statunitensi restringono l’accesso dalla Cina continentale; non restringono l’accesso di una filiale registrata altrove. Una controllata di Singapore di un’azienda in lista nera è, sulla carta, un’azienda di Singapore, e può firmare contratti che la sua capogruppo non potrebbe firmare.
- La posizione di Google. L’azienda ha dichiarato al Financial Times che i propri servizi a Singapore e Hong Kong sono regolati da policy che vietano la distillazione e l’uso improprio. Ha però ammesso che «i confini geografici fanno poco per fermare un attore sofisticato e determinato ad aggirarli».
- La posizione di OpenAI. Blocca l’accesso diretto dalla Cina continentale, ma consente ad alcune aziende a controllo cinese di operare da giurisdizioni «dove ritiene di poter far rispettare le tutele e monitorare gli abusi». A giugno ha sospeso l’accesso alle proprie API a utenze legate ad Alibaba dopo aver rilevato un sospetto tentativo di distillazione, segnalandolo alle autorità statunitensi.
- Il precedente che ha acceso la vicenda. Il 10 giugno 2026 Anthropic scrive alla commissione Banking del Senato USA (presidente Tim Scott, capogruppo di minoranza Elizabeth Warren) accusando operatori legati ad Alibaba e al suo laboratorio Qwen di aver condotto, tra il 22 aprile e il 5 giugno, 28,8 milioni di interazioni con Claude tramite circa 25.000 account fraudolenti: la più grande campagna di estrazione illecita di capacità che l’azienda abbia mai documentato, secondo Reuters e CNBC.
- La posizione più restrittiva. Anthropic non consente a nessuna azienda cinese, né alle sue controllate ovunque incorporate, di accedere ai propri modelli di punta — indipendentemente dalla giurisdizione formale.
- La risposta di Alibaba. L’azienda respinge le accuse: dichiara di non usare output di modelli altrui per addestrare i propri sistemi e di rispettare le norme sulla proprietà intellettuale. Dal 10 luglio ha vietato ai propri dipendenti l’uso degli strumenti Anthropic, citando presunti rischi di sicurezza; commentatori vicini a Pechino hanno definito le accuse anthropiche prive di sostanza.
- L’effetto collaterale. La rivelazione ha riacceso a Washington il dibattito se i controlli all’export dell’AI debbano seguire la proprietà societaria e non solo la geografia — sul modello già in uso per i semiconduttori.
Lezione 1 — «Legale» non è la stessa cosa di «sotto controllo»
Google e OpenAI non hanno violato nulla. È esattamente questo che rende il caso istruttivo. Un fornitore può rispettare alla lettera ogni lista di sanzioni e ogni restrizione geografica, e continuare a non sapere — o a non poter garantire — chi, in pratica, accede all’infrastruttura condivisa dietro la sua API. Per chi compra tecnologia AI, la domanda «il mio fornitore rispetta le sanzioni?» non basta più. La domanda utile è un’altra: chi altro, oggi, usa lo stesso modello su cui costruisco i miei processi, e con quali vincoli reali? È una questione di conformità che comincia molto prima della firma del contratto.
Lezione 2 — Le clausole valgono quanto chi le fa rispettare
Google ha ammesso, nero su bianco, che le proprie policy anti-abuso «fanno poco» contro un attore determinato. È la stessa crepa che avevamo già visto nel braccio di ferro tra il Pentagono e il suo fornitore AI: una clausola d’uso senza meccanica di verifica tecnica è una dichiarazione d’intenti, non un controllo. Chi adotta AI in azienda dovrebbe chiedersi se le proprie clausole contrattuali — su uso dei dati, riesportazione, condivisione con terzi — sono monitorate con strumenti concreti o solo scritte in un documento che nessuno controlla mai.
Lezione 3 — La provenienza del modello conta quanto la sua destinazione
La vicenda riguarda modelli americani venduti a filiali asiatiche di aziende cinesi. Ma la stessa logica vale al contrario, per ogni azienda europea che oggi valuta modelli AI di origine estera, inclusi quelli open-source cinesi: sapere dove passano i dati e chi altro condivide l’infrastruttura non è un dettaglio tecnico. È la base di qualunque decisione di sovranità digitale, tanto quanto sapere dove i propri dati vengono elaborati.
Cosa fare
- Chiedere al fornitore AI l’elenco delle giurisdizioni in cui eroga il servizio e chi altro vi accede tramite la stessa infrastruttura condivisa.
- Verificare se le clausole anti-abuso (distillazione, uso improprio, riesportazione) sono monitorate con strumenti tecnici, o solo dichiarate.
- Mappare la catena di controllo societario dei fornitori e subfornitori, non fermarsi alla sede legale indicata nel contratto.
- Inserire nel capitolato una clausola di verifica periodica e di notifica obbligatoria in caso di violazioni rilevate dal fornitore stesso.
- Per i dati più sensibili, privilegiare architetture in cui il controllo degli accessi sia verificabile da voi, non solo promesso da chi vi vende il servizio.
Sapete davvero chi altro, nella pratica, accede all’infrastruttura del vostro fornitore AI? È una domanda che conviene porsi prima di firmare, non dopo la prossima inchiesta giornalistica. Parliamone in una sessione di trenta minuti.
Fonti
- OpenAI and Google Provided AI Services to Pentagon-Listed Chinese Groups via Singapore Units — Yahoo Finance (da Financial Times, 10 luglio 2026)
- Anthropic accuses Alibaba of campaign to ‘brazenly’ and ‘illicitly’ extract AI capabilities — CNBC
- China’s Alibaba bans Anthropic AI for employees after ‘distillation attack’ accusation — CNBC