Licenza di Kimi K3: che cosa vi vieta davvero di fare?
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Il 22 luglio, scrivendo di Kimi K3, abbiamo intitolato una sezione «Una licenza che ancora non esiste» e chiuso così: finché il testo non è pubblico, ogni decisione di produzione è provvisoria per definizione. Il 27 luglio 2026 Moonshot AI ha caricato su Hugging Face i pesi completi del modello che la sua scheda definisce «the world’s first open 3T-class model» — multimodale, un milione di token di contesto — e insieme il file LICENSE. Il testo c’è: meno di cinquecento parole, cinque paragrafi numerati. Questo pezzo lo legge.
I titoli lo hanno riassunto come «aperto, ma con un cavillo». Una condizione c’è. Molto meno vero è che riguardi chi legge queste pagine, e conviene dirlo con il documento davanti invece di rilanciare l’allarme.
La concessione, e l’obbligo che vale per tutti
L’impianto è quello di una MIT. Permesso a chiunque ottenga una copia del software — definito come «the model weights, parameters, configuration files, inference and training code, and associated documentation» — «to deal in the Software without restriction»: uso, copia, modifica, distribuzione, sublicenza, vendita, messa a punto, opere derivate. Poi arrivano le condizioni.
Il §1 chiede due cose: nota di copyright e nota di permesso «in all copies or substantial portions of the Software», e uso conforme alle leggi applicabili. Se ridistribuite pesi o derivati, quel testo viaggia con loro. È un obbligo documentale, non un limite d’uso.
A chi parla davvero il §2
Il §2 definisce «Model as a Service» in modo stretto: dare a un terzo accesso a inferenza o messa a punto «in a manner that allows such third party to exercise meaningful control over the inputs, parameters, or training data». E ne esclude due casi per iscritto: «(a) end-user products with model capabilities solely embedded within specific features or harnesses» e «(b) mere relaying of requests to models hosted by others».
Il resto del lavoro lo fa il §4, che quasi nessuno sta citando. Gli obblighi dei §2 e §3 «do not apply to: (a) internal use of the Software, defined as any use that does not make the Software, its outputs, or its underlying capabilities available to third parties».
Per un’impresa o un ente che esegue il modello dentro il proprio perimetro, sui propri documenti, per i propri addetti: nessun accordo da stipulare, nessuna attribuzione da esporre, nessuna soglia da sorvegliare. Il §2 non è scritto per chi installa. È scritto per chi rivende inferenza.
Dove morde davvero
Tre punti, e nessuno rassicurante.
La soglia misura il gruppo, non l’attività di IA. Se il licenziatario «or any of its affiliates» gestisce un’attività di Model as a Service e il fatturato aggregato di licenziatario e affiliate supera «20 million US dollars … in total over any consecutive 12 months», serve un accordo separato con Moonshot prima di usare il software per qualsiasi scopo commerciale. Alla lettera: la soglia pesa i ricavi del gruppo, non quelli dell’inferenza venduta; e l’accordo preventivo non copre solo quell’attività, copre ogni uso commerciale. Un gruppo industriale da cinquanta milioni con una controllata che espone un’API a clienti terzi rientra nell’obbligo anche per il modello che gira in stabilimento. Non è un tema da piccola impresa: è un tema da gruppo.
«Uso interno» esclude anche gli output. Il §4 definisce interno l’uso «that does not make the Software, its outputs, or its underlying capabilities available to third parties». Uno studio professionale, o un fornitore di servizi che consegna al cliente un documento prodotto con il modello, sta rendendo output disponibili a terzi? Il testo non lo dice, e non fingiamo di saperlo: è un’ambiguità vera, e si scioglie prima della firma scrivendo a license@moonshot.ai, conservando la risposta con la sua data.
Il metro è il controllo che concedete, non l’etichetta che usate. Se il vostro prodotto lascia al cliente la regolazione dei parametri o il caricamento di dati di addestramento, siete dentro la definizione anche se il listino dice «gestionale»: «meaningful control over the inputs, parameters, or training data» è un criterio funzionale.
Due volte «venti milioni», due cose diverse
Il §3 impone che «Kimi K3» sia «prominently displayed» nell’interfaccia dei prodotti o servizi commerciali con più di 100 milioni di utenti attivi mensili o più di 20 milioni di dollari di fatturato mensile. Stessa cifra del §2, orizzonte opposto: là venti milioni in dodici mesi, qui venti milioni al mese. Chi legge in fretta sbaglia di un fattore dodici.
Una nota onesta sul §4 lettera (b): esenta anche l’uso «accessed through Moonshot AI’s official products or certified inference partners». Il testo non dice chi certifica, con quali criteri, né dove si consulta l’elenco: un’esenzione che dipende da una lista che la licenza non pubblica.
La riga che l’ufficio acquisti legge per prima
Il §5. Software e output forniti «ON AN “AS IS” BASIS, WITHOUT WARRANTY OF ANY KIND», con esclusione esplicita di «MERCHANTABILITY, FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE AND NONINFRINGEMENT», e nessuna responsabilità di Moonshot o delle sue affiliate. Non è una specificità cinese: è il modello di rischio dei pesi aperti, identico in MIT e in Apache 2.0. Il punto pratico è un altro: con un fornitore commerciale la manleva sulla violazione di diritti di terzi si negozia, qui non esiste controparte che si obblighi, e una rivendicazione sui pesi resta per intero a carico di chi li ha installati. Va nel confronto economico accanto al risparmio sull’API, non in una nota a piè di pagina.
Il cancello che nessuna licenza apre
Permesso giuridico e fattibilità operativa sono due porte diverse. L’API pubblica del repository misura 1.561.018.243.668 byte — circa 1,56 terabyte — per 2.779.931.837.184 parametri, e quasi centomila download in due giorni. Dice anche altro: la compressione non è una vostra opzione, è già dentro il file. La configurazione dichiara formato mxfp4-pack-quantized, pesi a 4 bit in gruppi da 32 con attivazioni MXFP8, ottenuti in addestramento e non applicati dopo; l’etichetta «8-bit» fra i tag del repository descrive il contenitore dei tensori, non la precisione dei pesi. Conseguenza: nessun checkpoint a piena precisione da cui ripartire, e ogni ulteriore compressione parte da lì. I conti dell’hardware li abbiamo già fatti: il punto di partenza ora è misurato, non stimato. Sulla partita politica intorno ai pesi aperti non aggiungiamo nulla: è un rischio di approvvigionamento, e come tale va scritto in capitolato.
Come lo risolviamo noi
Una licenza permissiva rende il modello installabile. Non rende l’ambiente conforme, e non decide dove girano i vostri dati né chi può vederli: quelle sono scelte di architettura. Per questo consegniamo in due modalità e nessun’altra: on-premise nell’ambiente del cliente, oppure sul nostro cloud dedicato — riservato al singolo cliente, accesso via VPN dedicata, data center residente in Italia, locali che presidiamo direttamente. In entrambe il perimetro in cui il modello gira è documentabile: è il modo in cui impostiamo l’impianto prima di scegliere quale modello ci gira dentro.
Dovete decidere se Kimi K3 può entrare in produzione e il vostro legale vi ha chiesto che cosa dice esattamente il §2? Mezz’ora con un nostro esperto: leggiamo il testo insieme e mettiamo per iscritto che cosa chiedere a Moonshot prima di installare.