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FTEP: esperti privati dentro il Dipartimento di Stato, a libro paga dell’azienda

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Ante in vetro di una porta girevole all’ingresso di un edificio, riflessi e ombre sul pavimento, fotografia in bianco e nero
Una porta girevole si attraversa fino in fondo. Qui no: chi entra resta dipendente di chi lo manda.

Il 31 luglio 2026 l’Office of the Spokesperson del Dipartimento di Stato americano pubblica un comunicato in cui la Under Secretary of State for Public Diplomacy, Sarah Rogers, lancia il Freedom Tech Excellence Program (FTEP): dipendenti di aziende, società civile e think tank lavorano, a tempo limitato, dentro il lavoro diplomatico del Dipartimento sulla libertà digitale. La scheda del programma, dell’unità Global Partnerships, apre con la frase chiave: «Participants remain employees of their home organizations throughout the assignment — maintaining their existing employment relationships while working on high-stakes, real-world diplomatic challenges alongside senior Department officials» — i partecipanti restano dipendenti delle proprie organizzazioni per l’intera durata dell’incarico, mantenendo il rapporto di lavoro esistente mentre affrontano sfide diplomatiche reali al fianco di funzionari di vertice. Non è la porta girevole classica, quella in cui un funzionario passa all’industria o viceversa. Qui la porta non si attraversa: chi entra resta sul libro paga di chi lo manda, e torna.

Cosa è FTEP, e da dove nasce

Il comunicato lo descrive come «a new partnership between the Department and leading technology companies, civil society organizations, and think tanks to advance U.S. digital freedom objectives globally. Through FTEP, private sector organizations will send experts for limited-term assignments to infuse their expertise into the Department’s digital freedom work on critical issues including promoting online freedom of expression, privacy-enhancing technologies, responsible AI governance, and countering digital surveillance» — una nuova partnership fra il Dipartimento e aziende tecnologiche, società civile e think tank: le organizzazioni private inviano esperti a termine sul lavoro del Dipartimento su libertà di espressione online, tecnologie di privacy, governance dell’AI e contrasto alla sorveglianza digitale. I partner inaugurali, verbatim: «Under Secretary Rogers is pleased to announce FTEP’s inaugural partners: Palantir Technologies, Anduril Industries, Bitcoin Policy Institute, and Victims of Communism Foundation, and looks forward to welcoming additional organizations into the partnership» — i quattro nominati, con l’auspicio di accoglierne altre.

Il lancio avviene a margine di Digital NEXT: Protecting Digital Liberties in the AI Era, a San Francisco: Rogers riunisce «47 foreign technology policymakers and government representatives from 30 countries» — 47 responsabili di politiche tecnologiche da 30 paesi. Il comunicato inquadra i dialoghi con l’industria americana come «offering compelling alternatives to burdensome regulatory models that infringe on privacy and freedom of expression» — alternative a modelli regolatori onerosi, lesivi di privacy e libertà di espressione. Alla conversazione conclusiva, ospitata dal Silicon Valley Office of Protocol, intervengono Elon Musk, il presidente FTC Andrew N. Ferguson e Tim Hwang, della Foundation for American Innovation.

Le cinque aree, e quella che pesa di più

La scheda «Current Partnerships» aggiunge: «Private sector participants gain firsthand insights into foreign policy and development, while contributing their specialized skills in new and emerging areas where the Department may lack sufficient in-house expertise» — i partecipanti guadagnano conoscenza diretta di politica estera e sviluppo, contribuendo competenze specializzate dove il Dipartimento può non avere competenza interna sufficiente. Le cinque aree, in ordine: tutela del Primo Emendamento nell’era digitale; «countering unlawful digital surveillance and online scams» (contrasto alla sorveglianza digitale illecita e alle truffe online); tecnologie di privacy, crittografia forte e VPN comprese; governance responsabile delle tecnologie emergenti, AI compresa; protezione di minori e altri utenti online. La seconda merita attenzione: fra i quattro partner, Palantir vende piattaforme di analisi dati a governi e forze dell’ordine — il caso più discusso resta il contratto ImmigrationOS con l’ICE — e Anduril costruisce sistemi autonomi per la difesa. Non è un’irregolarità: è un fatto strutturale, dichiarato dal Dipartimento stesso, che chi legge deve semplicemente registrare.

Il Dipartimento lo scrive da solo

«FTEP gives participating organizations direct insight into how these policies impact their organizational interests and operations while helping the Department stay ahead of challenges that affect both American businesses and the rights of Americans online» — dà alle organizzazioni partecipanti conoscenza diretta di come queste politiche toccano i loro interessi e operazioni, mentre aiuta il Dipartimento a restare avanti su sfide che toccano aziende americane e diritti online. Doppio esito, entrambi dichiarati: il Dipartimento guadagna competenza che gli manca, l’azienda guadagna visibilità diretta su politiche a cui contribuisce.

Come lo verifichiamo noi

Quando un fornitore ci porta una posizione come «prassi internazionale» o uno standard come «di mercato», la prima cosa che facciamo è risalire alla fonte primaria — comunicato, scheda di programma, registro pubblico — e leggerla per intero, non nel riassunto ricevuto: è così che abbiamo letto la scheda FTEP prima di scrivere questo pezzo. Lo stesso controllo lo montiamo nel sistema di governance in esercizio per i nostri clienti: un registro delle dipendenze critiche che segnala, per ogni fornitore, dove altro siede — enti, comitati, programmi — con quale ruolo dichiarato, aggiornato a ogni ciclo, non compilato una volta e archiviato.

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Le posizioni

Il 7 agosto 2026 The Intercept dedica al programma un articolo critico, dando conto delle obiezioni di Carrie DeCell (Knight First Amendment Institute) e David Greene (Electronic Frontier Foundation): la sostanza, per come riportata, riguarda esperti di aziende con interesse diretto in sorveglianza e difesa dentro il lavoro diplomatico su libertà di espressione e contrasto alla sorveglianza. Il Dipartimento ha risposto precisando che il programma «is not geared towards bolstering the Department’s internal application or operational use of AI technologies» — non è orientato a rafforzare l’uso interno o operativo di tecnologie AI da parte del Dipartimento. Palantir e Anduril non hanno risposto alla richiesta di commento. Tre posizioni, nessuna delle quali questo pezzo intende sposare.

Il rovescio, doveroso

Un’amministrazione che riconosce di non avere competenza interna sufficiente su temi nuovi — crittografia, AI, sorveglianza — e la prende dove esiste fa una cosa ragionevole, non opaca. Il programma è annunciato con un comunicato ufficiale, i partner nominati per nome, la scheda dichiara che i partecipanti restano dipendenti dei propri datori, con un limite scritto: «FTEP is not a career-entry vehicle. The program does not lead to employment with the U.S. Department of State» — non è un canale di accesso alla carriera, non porta a un impiego presso il Dipartimento. La trasparenza, qui, è alta, non bassa: tutto quello che serve per questa lettura sta su pagine pubbliche. Il punto non è che sia nascosto. È che chi compra tecnologia deve tenerne conto — e quasi nessuno lo fa.

La lezione operativa

Per chi compra tecnologia — un lettore europeo in particolare, che spesso importa gli stessi fornitori e le stesse «prassi» — la domanda non è morale, è contrattuale:

  1. Chiedete al fornitore, per iscritto, se e dove suoi dipendenti ricoprono incarichi presso amministrazioni che definiscono le regole del vostro settore.
  2. Distinguete nel contratto consulenza sulle regole e fornitura dei sistemi: se coincidono, la clausola di conflitto di interessi non può restare una formula di stile.
  3. Tenete un registro delle dipendenze: non solo cosa un fornitore vi vende, ma dove siede quando non è da voi.
  4. Se un fornitore vi presenta una posizione come «prassi internazionale», chiedete dove si è formata, e chi era al tavolo.
  5. Verificate sulla fonte primaria, non chiedendo al fornitore: è pubblico, sui siti di chi lo dichiara.

I due assi, applicati

La domanda «questo fornitore dove siede, oltre che da voi?» è una voce che deve entrare nel registro delle dipendenze critiche che teniamo in esercizio sui contratti dei nostri clienti — chi fornisce cosa, con quale conflitto dichiarato, con quale alternativa — con la traccia pronta per un’ispezione o un consiglio di amministrazione. È l’asse dell’adempiere.

Lo stesso impianto tiene insieme contratti, fornitori, archivi, gestionali e documenti in un modello operativo unico, su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando — per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità. È l’asse del decidere: la stessa disciplina con cui abbiamo letto, in chi costruisce l’ontologia di Mercury Systems e in chi risponde della sicurezza dietro un’autorizzazione altrui, dov’è la dipendenza reale sotto l’annuncio.

Sempre in due modalità: on-premise, su macchine autonome senza integrazione profonda nella vostra rete, oppure cloud dedicato, con data center in Italia — sempre con gestione condivisa: non dovete già avere in casa chi amministra sistemi AI.

Volete sapere dove siedono, oltre che da voi, i fornitori che vi portano «standard di mercato»? Parliamone con un nostro tecnico.

Fonti