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Intel e SambaNova: che cosa comprate davvero con un acceleratore per l’inferenza

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Primo piano in bianco e nero delle alette di un dissipatore di calore in alluminio, illuminate di lato su fondo scuro
Un acceleratore si giudica anche da qui: quanto calore produce, e se il vostro impianto è in grado di smaltirlo.

Da qualche giorno circola un «accordo strategico» fra Intel e SambaNova Systems datato attorno al 24 luglio 2026. Siamo andati a cercare l’atto. Quel giorno nessuna delle due società ha pubblicato nulla: la sala stampa di Intel contiene due sole pagine su SambaNova, del 24 febbraio e dell’8 aprile. L’unico documento di quei giorni è il resoconto trimestrale depositato da Intel alla SEC il 23 luglio. L’accordo esiste, ma non è di luglio — e non è quello che l’etichetta lascia immaginare.

Chi è SambaNova

Fondata nel 2017 a San Jose, in California, da Rodrigo Liang e dagli accademici di Stanford Kunle Olukotun e Christopher Ré, SambaNova progetta chip e armadi per far girare i modelli dove sta il cliente: nel proprio cloud, dai fornitori di servizi o on-premise. Raccoglie capitale da sette anni, e l’8 luglio 2026 ha chiuso una prima tranche da 1 miliardo a una valutazione di 11.

Che cosa è stato firmato, e quando

Il 24 febbraio Intel titola: «Intel e SambaNova stanno progettando una collaborazione pluriennale per l’inferenza AI basata su Xeon». Collaborazione «pianificata», tre aree: il cloud di SambaNova su infrastruttura Xeon, l’integrazione dei suoi sistemi con CPU, acceleratori e rete Intel, la vendita congiunta. Lo stesso giorno SambaNova presenta il chip SN50 e annuncia oltre 350 milioni di raccolta, con Intel Capital fra i partecipanti.

L’8 aprile il verbo cambia. «In forza dell’accordo firmato», scrivono entrambe, presentando uno schema di inferenza eterogenea: GPU per la fase di prefill, RDU di SambaNova per il decode, Intel Xeon 6 come CPU di sistema e «CPU d’azione» per orchestrazione, chiamate agli strumenti ed esecuzione del codice. Disponibilità «attesa» nel secondo semestre 2026. Nel resoconto del 23 luglio SambaNova compare fra i prodotti — armadi dimostrati con Foxconn — non fra le attività di fonderia, dove Intel elenca invece Fortinet.

Quindi: non è un contratto di produzione, SambaNova non risulta annunciata come cliente di Intel Foundry, non è un’acquisizione. Diverse testate hanno scritto che l’intesa è arrivata dopo trattative d’acquisto non concluse: nei comunicati non c’è traccia. E Intel Capital non è nuova, guidava già il Series B da 150 milioni nel 2019. Reuters ha riferito di 35 milioni investiti a febbraio, con la quota salita dal 6,8% all’8,2%, e a maggio della chiusura dell’esame antitrust americano — cifre che nessuna delle due società ha pubblicato. Non sono pubblici valore, durata, volumi, esclusiva, proprietà intellettuale né impegni d’acquisto. Un dettaglio di governance: sul sito di SambaNova Lip-Bu Tan, amministratore delegato di Intel, è indicato come presidente.

Perché un acceleratore per l’inferenza non è una GPU

Sta tutto in due fasi. Nel prefill il modello legge il prompt e costruisce la cache delle chiavi e dei valori: tutto in parallelo, il collo di bottiglia è il calcolo. Nel decode genera un token alla volta e a ogni token rilegge i pesi dalla memoria: il collo di bottiglia è la banda, non i teraflops. Una GPU è nata per il primo problema. Un acceleratore a flusso di dati — SambaNova lo chiama RDU, reconfigurable dataflow unit — mappa il grafo del modello sul percorso più corto fra le unità di calcolo, evitando i viaggi ripetuti verso la memoria esterna. Da qui la memoria a tre livelli, che tiene più modelli residenti e li scambia senza ricaricarli.

Le conseguenze pratiche contano più dei numeri. SambaNova dichiara per il proprio armadio 20 kW medi e la compatibilità con sale raffreddate ad aria: se il dato regge sul vostro impianto, si installa senza passare al liquido. Su un’altra pagina dello stesso sito, per l’offerta gestita, dichiara 10 kW. Sono numeri del produttore su configurazioni diverse: danno un ordine di grandezza, non dimensionano un quadro elettrico. Vale anche per il «cinque volte più veloce» di una GPU di riferimento.

C’è poi il vincolo che si vede solo dopo. Su hardware non-GPU un modello gira se il compilatore del fornitore lo supporta. Il catalogo pubblico del cloud di SambaNova elenca oggi quattro modelli in produzione — MiniMax-M2.7, DeepSeek-V3.1, Llama 3.3 70B, gpt-oss-120b — e due in anteprima. Su una GPU generalista gira in pratica tutto ciò che esce.

Su che cosa scommette chi compra

L’8 luglio, da Parigi, SambaNova ha annunciato che JPMorganChase l’ha scelta come partner d’infrastruttura, installando sistemi SN40 e SN50 on-premise. Leggete alla lettera: il titolo dice «installa», la dichiarazione del CIO Infrastructure Platforms Darrin Alves dice che la banca è «impaziente di collaudarne velocità e sicurezza». JPMorganChase non ha pubblicato un comunicato proprio: la fonte è SambaNova.

Chi firma un ordine scommette su quattro cose, e conviene metterle per iscritto. Lo stack software: il valore dell’hardware dipende da un compilatore proprietario e dai modelli che il fornitore decide di supportare. I ricambi e gli aggiornamenti: silicio su misura significa un solo produttore, nessun mercato dell’usato, nessuna seconda fonte. Il cambio di strategia o di proprietà: un socio che ha già valutato l’acquisto della partecipata è un fatto rilevante per un impianto che deve durare cinque anni. La reversibilità: una GPU generalista costa di più per token ma esegue quasi tutto e si rivende; un acceleratore dedicato vale quanto il suo ecosistema.

Europa e Italia

Fra i fornitori di AI sovrana elencati da SambaNova ci sono Argyll nel Regno Unito, Infercom e OVHcloud nell’Unione, SouthernCrossAI in Australia. Nessun italiano. Chi qui vuole capacità di calcolo dipende da progettazione californiana, produzione asiatica e integratori esteri — e da una capacità nazionale in cui annunciata e disponibile non sono la stessa cosa. Sul fronte opposto, la corsa dei modelli aperti verso hardware ordinario — DeepSeek V4 Flash su una macchina da poche migliaia di euro — riduce ogni mese i casi che richiedono un acceleratore dedicato. Fra le due strade la differenza non è il costo per token: è quanto costa cambiare idea, come per le licenze — se cambiano le regole, che fine fa quello che avete installato?

La lezione operativa

  1. Chiedete il testo, non il titolo: «collaborazione pianificata» a febbraio e «accordo firmato» ad aprile sono due cose diverse, scritte dalle stesse società a sei settimane di distanza.
  2. Mettete a contratto il catalogo dei modelli: quali girano oggi, con quale impegno sui futuri, e cosa succede se il vostro non viene più compilato.
  3. Scrivete fine supporto e uscita: ricambi, aggiornamenti di firmware e compilatore, deposito del codice presso terzi, recesso in caso di cambio di controllo.
  4. Misurate sul vostro carico: token al secondo, kilowatt e costo per milione di token si verificano sui vostri modelli, non sulla scheda del produttore.

La scelta dell’hardware conta, ma non è quella che rende governabile un impianto. Lo rende governabile un ambiente sotto controllo del cliente: modelli dedicati e chiusi, sganciati dal web aperto, in un’architettura che resta verificabile — on-premise nell’ambiente del cliente oppure su cloud dedicato riservato al singolo cliente, con VPN dedicata, data center in Italia e locali presidiati da noi.

Dovete valutare un’offerta di hardware AI dedicato, o decidere fra acceleratore e GPU generalista per i modelli in casa? Parliamone in trenta minuti.

Fonti