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Leonardo DRS compra Raft per 450 milioni: chi controlla il software di missione

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Sbarramento fluviale con paratoie metalliche aperte e acqua che scende negli scivoli di scarico, ripreso dall’alto, in bianco e nero
L’acqua passa, ma solo dove le paratoie lo consentono: è il modo in cui la legge americana regola una controllata a proprietà straniera.

Il 28 luglio 2026 Leonardo DRS (Nasdaq: DRS) ha annunciato di aver firmato un accordo definitivo per acquisire Raft LLC, società di software di missione fondata nel 2018 e con sede a McLean, in Virginia, in una operazione interamente per cassa del valore di 450 milioni di dollari. Lo stesso giorno Leonardo S.p.A. ha diffuso da Roma un comunicato qualificato come informazione privilegiata, in cui definisce Leonardo DRS la propria «controllata statunitense quotata, detenuta al 71,38%». Dall’Italia la lettura immediata è che un gruppo italiano abbia comprato capacità di intelligenza artificiale per la difesa. La lettura corretta è un’altra, ed è scritta nei documenti che Leonardo DRS deposita alla SEC: quel software nasce e resta dentro un perimetro governato dal Dipartimento della Difesa statunitense, e il socio di maggioranza italiano non può dirigerlo.

I fatti, come sono comunicati

  • L’oggetto: Raft fornisce «software di missione ad architettura aperta, specializzato in fusione dati multidominio e intelligenza artificiale» per clienti governativi e della difesa statunitensi. Sul proprio sito l’azienda presenta tre prodotti: Raft Data Platform, Raft AI Mission System, Raft Application Platform.
  • Il prezzo: 450 milioni di dollari, tutti per cassa, soggetti a rettifiche di prezzo post-closing di prassi.
  • La provvista: cassa disponibile e utilizzi della linea di credito revolving di Leonardo DRS. Nessun aumento di capitale, nessuna carta.
  • I tempi: chiusura attesa nel quarto trimestre 2026, subordinata ad «approvazioni regolamentari e altre condizioni di chiusura consuete». Quali approvazioni, il comunicato non lo dice.
  • Le stime della società: beneficio fiscale atteso sui prossimi 15 anni, con valore attuale calcolato in circa 50 milioni di dollari; operazione attesa accrescitiva sull’utile per azione diluito rettificato — che è una misura non-GAAP, definita dalla società stessa nel comunicato — nel primo anno pieno di possesso.
  • Le voci: John Baylouny, presidente e amministratore delegato di Leonardo DRS, parla di clienti che «richiedono sempre più hardware, software, dati e autonomia integrati». Shubhi Mishra, fondatrice e amministratrice delegata di Raft: «La nostra piattaforma ad architettura aperta è stata costruita per integrarsi fra sistemi, non per vincolare i clienti».
  • Cosa non è comunicato: fatturato di Raft, numero di dipendenti, portafoglio ordini, multiplo pagato. Né il comunicato di Leonardo DRS né quello di Leonardo S.p.A. li contengono.

Chi è Raft, secondo il registro federale

I comunicati descrivono; il registro degli appalti federali statunitensi misura. Su USAspending.gov, sommando i contratti prime attribuiti a RAFT LLC dal 2018 al 30 luglio 2026 — esclusi i veicoli contrattuali quadro — si contano una trentina di affidamenti per circa 320 milioni di dollari di obbligazioni complessive. Oltre l’85% di quell’importo viene da due committenti: l’Aeronautica militare statunitense e USTRANSCOM, il comando dei trasporti. I maggiori sono Cloud CITI 2.0 (circa 50,9 milioni, 2021-2025), il programma ENDOR (circa 35,9 milioni, dal 2022) e un lotto descritto come «ABMS CBC2 Comms Broker» (circa 34,6 milioni, dal 2023); compaiono poi Platform One, l’ambiente DevSecOps della difesa americana, e Unified Platform. Il resto, meno di 50 milioni, arriva da agenzie civili: Consumer Financial Protection Bureau, uffici del Dipartimento della Salute, General Services Administration.

Due letture pratiche. Raft non è un fornitore di armi: è un fornitore di infrastruttura software, integrazione dati e piattaforme di sviluppo dentro programmi militari. E la sua base clienti è quasi interamente statunitense e federale. Un’azienda così non ha un catalogo che si sposta di continente cambiando azionista.

Il punto che i comunicati non toccano: il patto di proxy

Qui serve l’unico documento che parla di controllo invece che di strategia, cioè la relazione annuale Form 10-K depositata da Leonardo DRS alla SEC il 27 febbraio 2026. Dice che US Holding, interamente posseduta da Leonardo S.p.A., detiene «circa il 71%» dei diritti di voto di DRS; che lo Stato italiano possiede «circa il 30,2%» dei diritti di voto di Leonardo; e che per effetto di questa catena DRS «è considerata sotto influenza estera» ai sensi del NISPOM, il manuale del programma di sicurezza industriale, oltre che «controllata da un governo estero secondo alcune autorità di regolazione statunitensi».

Per mantenere le abilitazioni di sicurezza e poter lavorare su programmi classificati, quella condizione va mitigata. Lo strumento scelto è un amended and restated proxy agreement con il Dipartimento della Difesa — nei documenti societari indicato come «U.S. Department of War, also known as the U.S. Department of Defense» — in scadenza a marzo 2030. Il 10-K ne elenca gli effetti:

  • le azioni detenute da US Holding e indirettamente da Leonardo sono votate da proxy holder indipendenti dal gruppo, muniti di nulla osta e membri del consiglio, la cui nomina è soggetta all’approvazione della DCSA;
  • è limitata la possibilità di condividere sedi e personale, e di ricevere determinati servizi, da Leonardo S.p.A. o dalle altre società del gruppo;
  • il consiglio deve mantenere un comitato per la sicurezza governativa;
  • sono regolati incontri, visite e comunicazioni con la capogruppo che non siano visite d’affari ordinarie;
  • ogni anno va trasmessa alla DCSA una relazione di conformità, e la società è soggetta ad audit periodici. Il 10-K aggiunge, testualmente, di essere stata «a volte trovata non pienamente conforme» al patto o ai requisiti di sicurezza, senza sanzioni fino a oggi.

Il socio di maggioranza conserva «diritti di consenso limitati ed espressamente elencati», fra cui le acquisizioni rilevanti e l’assunzione di debito. Se questa operazione ricada in quel perimetro nessuno dei due comunicati lo dice, e il comunicato di Roma si limita a definirla allineata alla strategia del gruppo. Quello che il patto esclude in ogni caso è che dal sì del socio discenda l’uso della tecnologia acquisita. Lo scrive la società nei fattori di rischio: le restrizioni su comunicazioni, sedi, personale e servizi fanno sì che DRS «non possa beneficiare dell’intera gamma di sinergie e risparmi di costo di cui gode tipicamente una controllata a maggioranza». In caso di violazione rilevante o di mancato rinnovo, il Dipartimento può far novare i contratti classificati a un’altra società a spese di DRS, terminarli, revocare l’abilitazione di sicurezza o sospendere l’azienda dagli appalti federali.

Cosa vuol dire per chi compra in Europa

Che una capacità software comprata negli Stati Uniti da un gruppo europeo non diventa per questo disponibile in Europa. Restano in mezzo tre filtri: il patto di proxy sulle informazioni classificate, il controllo delle esportazioni statunitense — ITAR ed EAR, che Leonardo DRS elenca fra i propri fattori di rischio — e i termini contrattuali con i committenti federali che hanno pagato lo sviluppo. È lo stesso schema, rovesciato, dei controlli all’esportazione usati come leva negoziale: la proprietà azionaria è un dato di bilancio, la disponibilità operativa è un dato di autorizzazione.

C’è poi la parte che riguarda chiunque compri software, anche fuori dalla difesa. «Architettura aperta» e «non vincolare i clienti» sono affermazioni del venditore, non clausole. Diventano verificabili solo se il contratto dice quali formati, quali interfacce, quale esportabilità dei dati e dei modelli addestrati, e cosa succede se l’azienda cambia proprietario a metà di un programma pluriennale. Vale qui come valeva per i requisiti scritti male in un capitolato: quello che non è scritto e misurabile, non esiste.

Cosa fare adesso

  1. Separate la firma dal closing. L’accordo è definitivo, l’operazione no: chiusura attesa nel quarto trimestre 2026 e approvazioni regolamentari non specificate. Fino ad allora Raft è un fornitore indipendente, con i suoi contratti e i suoi impegni.
  2. Chiedete quale entità giuridica firma e quale eroga. Non «la tecnologia del gruppo», ma: chi è la controparte contrattuale, in quale giurisdizione, con quale legge applicabile, con quali autorizzazioni all’esportazione già rilasciate. Su una controllata sotto patto di proxy le risposte sono diverse da quelle della capogruppo.
  3. Mettete a contratto la clausola di cambio di controllo. Continuità del supporto, congelamento dei listini, diritto di uscita con esportazione dei dati: sono le tre cose che un’acquisizione può cambiare in silenzio.
  4. Verificate l’apertura, non fidatevi della parola. Formati documentati, interfacce pubbliche, esportabilità di dati, ontologia e pesi dei modelli. Se non si può testare in fase di collaudo, resta marketing.
  5. Distinguete il livello. Chi compra deve sapere se sta comprando un modello, una piattaforma di integrazione o un servizio gestito: sono tre dipendenze diverse, con tre vie d’uscita diverse. Abbiamo messo per iscritto come ragioniamo sulla proprietà dello stack in Hardware e modelli a pesi aperti.

Il punto di fondo è che la sovranità di un sistema non si legge nel libro soci: si legge nelle autorizzazioni, nei contratti e nel luogo fisico in cui i dati vengono trattati. Per questo un sistema di intelligenza artificiale dedicato va consegnato in due modalità, mai una sola: on-premise nell’ambiente del cliente, oppure cloud dedicato CSIDIA — ambiente riservato al singolo cliente, accesso via VPN dedicata, data center in Italia, locali presidiati direttamente da noi. In entrambi i casi il perimetro è verificabile prima della firma, non dopo. È il criterio con cui costruiamo il metodo, non il catalogo di un fornitore.

Dovete valutare un fornitore controllato da un gruppo estero, o una tecnologia soggetta a controlli all’esportazione? Mezz’ora con un nostro esperto per una lettura dei vincoli prima di scrivere il capitolato.

Fonti