Note operative AI operativa

Trovare l’orso prima del radiocollare: una proposta di scansione aerea con droni e modelli AI

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Veduta aerea dall’alto di un bosco spoglio attraversato da un corso d’acqua, rami senza foglie e terreno innevato, fotografia in bianco e nero
A chioma spoglia il suolo resta visibile e il contrasto termico è più netto: a copertura piena la stessa scansione vedrebbe molto meno. La finestra stagionale è una scelta di calendario, non un dettaglio.

Il 6 agosto 2026 il report mensile della Provincia autonoma di Trento sui grandi carnivori segnala un picco di danni al patrimonio bovino in alta val di Sole: sette episodi con oltre dieci capi predati — un patrimonio, scrive la Provincia, «più difficile da gestire con opere di prevenzione, rispetto a quello ovicaprino». La risposta, nello stesso report: «È in corso un monitoraggio intensivo, al fine di identificare geneticamente il/i soggetto/i coinvolto/i ed adottare le ulteriori azioni previste dal Pacobace (a cominciare dall’apposizione di un radiocollare)». Il PACOBACE — Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali, redatto da un comitato tecnico interregionale con il Ministero dell’Ambiente e l’ISPRA — è stato approvato con decreto direttoriale n. 1810/2008 e disciplina anche il monitoraggio radiotelemetrico e i criteri di pericolosità. Lo stesso report segnala avvistamenti sul monte Bondone, sopra Trento, e che il 21 luglio si è staccato, come da programma, il radiocollare della F7, orsa non problematica del massiccio del Gazza.

Estate densa. Il 21 giugno, sul Bael sopra Ranzo, due escursionisti incontrano un’orsa con tre piccoli: falso attacco a circa un metro, nessun contatto fisico. Il 26 giugno, all’Arca di Fraporte sopra Stenico, un escursionista solo vive un episodio analogo; il 7 luglio la Provincia: le persone coinvolte «hanno risposto nel migliore dei modi alla carica delle orse, ovvero mantenendo la calma e allontanandosi senza gridare». Il 30 luglio un orso è investito da un’auto sulla SS 45bis a Vecchio Mulino; l’unità cinofila conferma l’allontanamento. Sullo sfondo, il Rapporto Grandi Carnivori 2025 (4 maggio): popolazione stimata in 118 orsi, esclusi i piccoli dell’anno, intervallo di confidenza 99-141, al 23° anno di monitoraggio genetico; nel 2025, 127 casi di danno da orso per circa 91.000 euro indennizzati, 40 capi predati da orso su 478 totali. L’esigenza dichiarata il 6 agosto è precisa: identificare geneticamente il responsabile e, se necessario, procedere secondo il PACOBACE al radiocollare — un’attività che spetta a chi ne ha titolo. Proponiamo uno strumento che può precederla: una scansione aerea sistematica che aiuti a restringere dove cercare, prima che il collare si possa mettere.

Perché la traccia conta

Due sentenze della stessa estate lo mostrano meglio di ogni argomento astratto. Il 3 luglio la Cassazione ha respinto il ricorso della Provincia sull’orsa F36, confermando l’illegittimità dell’ordinanza di abbattimento: l’abbattimento di una specie protetta, scrive la Corte, «costituisce misura estrema, ammissibile solo quando sia dimostrata l’assenza di ogni altra soluzione valida», e il giudice verifica «completezza dell’istruttoria, correttezza dell’accertamento dei fatti e coerenza logica», mentre il richiamo al «clima di allarme sociale e alla pressione mediatica» resta «estraneo ai rigorosi requisiti della normativa europea». Quattro settimane dopo, sul lupo di Malga Boldera, il Consiglio di Stato ha dato ragione alla stessa Provincia, ritenendo l’abbattimento «idoneo e necessario».

Stessa amministrazione, stessa materia, quattro settimane, esito opposto. Non prendiamo posizione su quale caso fosse fondato: la differenza sta nella qualità dell’istruttoria che sorregge ciascuna decisione. Un’osservazione ripetibile, datata, georeferenziata, con l’immagine che l’ha generata, è il materiale che un’istruttoria deve poter esibire — lo stesso principio per cui un’analisi automatica deve reggere un controllo pubblico — qualunque direzione prenda la decisione.

Che cosa proponiamo

Primo, la scansione aerea: droni RTK — correzione differenziale, precisione centimetrica — con camera termica e camera 4K, su griglie di volo sistematiche e ripetibili, non ricerche estemporanee. La finestra stagionale conta: a chioma spoglia il suolo resta visibile e il contrasto termico è più netto — scelta di calendario, non dettaglio.

Secondo, il riconoscimento: le immagini sono elaborate dai nostri modelli, che distinguono l’orso da altri animali di taglia simile e ne seguono lo spostamento a distanza, senza inseguimento ravvicinato. Il sistema non decide: segnala. L’uscita è un’allerta all’autorità competente, con posizione, orario e immagini.

Terzo, l’aggancio con il collare: quell’informazione consente a chi ne ha titolo di organizzare, secondo le procedure previste, l’apposizione del radiocollare GPS. Il collare non lo mettiamo noi, e non lo decidiamo noi.

Quarto, la piattaforma dati: i dati GPS confluiscono con quelli di scansione — posizione, tragitti, ricorrenze, orari, quote, uso del territorio nel tempo — e da lì, incrociati con territorio e storia pregressa, si ricavano le aree da scandire nel passaggio successivo. Agli operatori arriva una mappa unica, con la storia di ciascun individuo.

Come lo verifichiamo noi

Costruiamo questa piattaforma — scansioni, dati GPS, cronologia per individuo — dentro il nostro servizio di analisi dati riservati: posizioni di animali soggetti a tutela e immagini con coordinate restano nel perimetro di chi ha titolo a vederle, con accessi tracciati e nessuna esposizione pubblica. Non è diverso, per noi, da un fascicolo aziendale riservato: è lo stesso impianto con cui teniamo, per altri clienti, dati che non possono uscire dal perimetro dell’organizzazione, con una traccia di chi ha guardato che cosa. Vedi il servizio · Parlane con un tecnico

I vincoli, prima dei vantaggi

Un drone può essere lui stesso il disturbo: è documentato che possa spaventare un’orsa con il cucciolo. Per questo il sistema prevede quota e distanza di stand-off dichiarate, niente inseguimento ravvicinato, sospensione automatica dell’avvicinamento alla prima reazione, e preferenza per la termica a distanza sul visibile ravvicinato. Un sistema che per osservare l’orso lo disturba ha già mancato il proprio scopo.

Il regime autorizzativo esiste e non si aggira: le deroghe alla Direttiva Habitat le autorizza il Ministero dell’Ambiente, sentito l’ISPRA (art. 16); la legge 394/1991 vieta il sorvolo non autorizzato sulle aree protette, e nei parchi il drone si vola di norma solo su istanza specifica, spesso per sole finalità scientifiche. Una proposta seria parte dall’istanza, non dal volo.

Non è una mappa pubblica. Il 12 giugno la Provincia lo ha scritto: «Strumenti e piattaforme che raccolgono avvistamenti possono trasmettere erroneamente l’idea che alcune aree siano più o meno sicure di altre», perché «la sicurezza dipende anche dalla preparazione e dall’adozione di comportamenti adeguati, non dalla consultazione di segnalazioni puntuali o aggiornamenti non verificati»; le informazioni diffuse da terzi «non vanno considerate automaticamente validate dalle autorità competenti». Le posizioni raccolte non alimentano un’app per escursionisti: il destinatario è l’autorità competente, il cittadino riceve le regole di comportamento da chi ha titolo per darle.

Infine, non sostituisce il monitoraggio genetico, lo affianca: l’identificazione certa resta genetica, la scansione dice dove guardare e quando.

Che cosa arriva a chi decide

Il sistema produce osservazioni ripetibili, datate, georeferenziate, con l’immagine che le documenta. Non promettiamo che riducano i danni o evitino un’aggressione: lo decide chi gestisce il territorio. Sappiamo a chi serve un materiale così: a chi deve decidere dove intervenire, con una traccia che regge una verifica; a un allevatore che deve capire dove concentrare la prevenzione, un sindaco che risponde a un consiglio comunale, un operatore turistico che non vuole inventare rassicurazioni che non ha titolo per dare — la logica con cui lavoriamo, in altri fascicoli, per la pubblica amministrazione: materiale che regge un’ispezione, non un parere fine a sé.

Una prova operativa, non una promessa

Proponiamo una prova operativa: un’area circoscritta, una stagione, concordata con chi ha competenza sul territorio. Obiettivi e criteri di verifica dichiarati in anticipo — che cosa deve produrre la scansione, con quale cadenza, come si giudica se ha funzionato — non dopo, a risultato acquisito: lo stesso principio con cui si giudica se un sistema ha funzionato davvero. La prima sessione, per impostare istanza e perimetro, è senza costi.

Adempiere e decidere

Le osservazioni diventano un fascicolo per individuo — che cosa si è visto, dove, quando, con quale immagine — il materiale che una decisione deve poter esibire davanti a un giudice, in qualunque direzione vada, come mostrano F36 e Malga Boldera.

Fuori da questo caso, lo stesso impianto è quello che costruiamo per grandi imprese, difesa, pubblica amministrazione e sanità: tiene insieme scansioni, dati GPS, segnalazioni, danni indennizzati, territorio e stagionalità in un modello operativo unico, su cui agenti AI eseguono decisioni con un operatore al comando. Sempre in due modalità — on-premise, su macchine autonome senza integrazione profonda nella rete del cliente, o cloud dedicato con data center in Italia — e sempre con gestione condivisa: lo stesso principio che regge le credenziali di chi amministra un sistema AI aziendale.

Gestite un territorio dove fauna protetta genera danni da documentare e istruttorie da reggere? Parlatene con un nostro tecnico: la prima sessione è senza costi.

Fonti