500.000 dollari per un’immagine mai condivisa: xAI porta il Minnesota in tribunale
7 min di lettura
Il 27 luglio 2026 xAI ha depositato, presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto del Minnesota, una causa contro Keith Ellison, procuratore generale dello Stato, per bloccare una legge che l’azienda ritiene incostituzionale. La legge, House File 1606, introduce il nuovo articolo 325E.91 nello Statuto del Minnesota e vieta a chi possiede o controlla un sito, un’app o un servizio di permettere agli utenti di produrre immagini «nudificate» — alterate per mostrare parti intime di una persona reale, senza consenso, in modo che appaiano autentiche. Entra in applicazione il 1° agosto 2026: cinque giorni dopo il deposito della causa.
Il bersaglio della causa è l’esposizione dell’azienda, non il principio della norma. Nel primo paragrafo dell’atto, xAI scrive di vietare già ai propri utenti la generazione di immagini nude o sessualizzate senza consenso, e di aver fatto causa essa stessa a utenti che hanno eluso i suoi blocchi tecnologici per produrle comunque. Il problema sta in come la legge è scritta: responsabilità oggettiva, senza obbligo di provare l’intenzione, valida — recita l’atto — «anche se le persone raffigurate hanno dato il consenso, o hanno creato l’immagine da sole, e anche se l’immagine non viene mai condivisa». Nessuna esenzione per chi ha già adottato controlli tecnici allo stato dell’arte.
I fatti, in ordine
- Dal 2024: xAI sviluppa Grok Imagine, la funzione di generazione e modifica di immagini e video integrata in Grok. Il 5 agosto 2025 Musk dichiara su X che il prodotto genera oltre 20 milioni di immagini in un giorno.
- 3 giugno 2026: Reuters riporta che la deputata laburista britannica Jess Asato ha citato in giudizio xAI davanti a un tribunale britannico, sostenendo che Grok ha generato immagini sessualizzate false di lei; il premier Keir Starmer appoggia pubblicamente l’iniziativa.
- 28 luglio 2026: Reuters riferisce che Asato chiede alla corte un ordine per fermare la generazione di quelle immagini; la BBC riporta che gli atti discussi in udienza la definiscono una «gross violation» della sua dignità.
- 2026: il Minnesota adotta il capitolo 72 delle proprie leggi (House File 1606), che introduce il Minn. Stat. §325E.91.
- 27 luglio 2026: xAI deposita X.AI LLC v. Ellison, causa n. 0:26-cv-03425, chiedendo di dichiarare la legge incostituzionale e di vietarne l’applicazione contro l’azienda.
- Stesso atto: senza un’ingiunzione, xAI limiterà «in vari modi» la funzione di modifica delle immagini di Grok Imagine per gli utenti del Minnesota prima del 1° agosto — non l’intero prodotto, solo l’editing.
Che cosa vieta la legge, e perché xAI la contesta
Il Minn. Stat. §325E.91 autorizza il procuratore generale a chiedere fino a 500.000 dollari per ogni violazione (comma 5(a)) e affianca un’azione civile privata per chi è raffigurato: risarcimento fino al triplo del danno, danni punitivi, ingiunzione e spese legali (comma 4). Non richiede la prova della diffusione, né dell’intenzione di chi gestisce lo strumento: basta che l’immagine sia stata prodotta. L’unica esenzione riguarda gli strumenti che richiedono «l’abilità tecnica di un utente» — un fotoritocco manuale non rientra, un generatore automatico sì.
È un disegno deliberato. Il Minnesota ha già due leggi sui deepfake sessuali — statuti 617.262 e 604.32 — che richiedono di provare diffusione, mancanza di consenso e intenzione, più un analogo federale, il TAKE IT DOWN Act (47 U.S.C. §223h), con eccezioni per contenuti di interesse pubblico, medico o educativo. L’atto di xAI cita proprio questi regimi per sostenere che esistono «alternative meno restrittive»: se bastavano quelli, sostiene l’azienda, il Minnesota non aveva bisogno di uno strumento più ampio. È un argomento di diritto costituzionale americano — il Primo Emendamento — che una corte italiana o europea non applicherebbe. Ma la domanda di fondo, quanto deve essere ampio un divieto per colpire anche chi non ha intenzione di causare danno, è la stessa che si pone qualunque legislatore, europeo compreso, quando scrive un obbligo per chi fornisce strumenti generativi.
Alla data di questo articolo Ellison non ha reso pubblica una risposta formale: lo segnaliamo come dato mancante, non come assenza di posizione. La posizione dello Stato, per ora, è quella scritta nella norma: un divieto oggettivo, privo di soglie di intenzione, dopo che le leggi precedenti — a giudicare dal confronto che xAI stessa ricostruisce nell’atto — si erano rivelate difficili da far valere proprio per l’onere di provare l’intenzione.
La lezione per chi compra o integra un generatore di immagini
Tre punti, indipendenti dall’esito della causa.
Primo: una legge locale può forzare la modifica di un prodotto globale in giorni, non in trimestri. Cinque giorni sono passati tra il deposito della causa e l’entrata in vigore della norma. Chi ha costruito un flusso di lavoro — marketing, prototipazione, contenuti per clienti — attorno a una funzione di generazione immagini di un fornitore consumer deve mettere in conto che possa restringersi per decisione di un singolo Stato, senza preavviso contrattuale.
Secondo: le policy di moderazione dichiarate da un fornitore sono misure tecniche, non uno scudo legale per chi le usa a valle. xAI dichiara di vietare già, per contratto e con blocchi tecnici, esattamente ciò che la legge del Minnesota vieta — e viene comunque citata in giudizio per il caso in cui un utente aggiri quei blocchi. Chi rivende o integra un modello di generazione immagini eredita lo stesso problema: che il fornitore «vieti» un uso nelle proprie condizioni non significa che chi lo distribuisce a valle sia coperto dalla legge applicabile nella propria giurisdizione.
Terzo, l’angolo europeo: qui non esiste, per ora, una legge sulla nudificazione con soglie di responsabilità oggettiva paragonabili, ma l’AI Act impone comunque un obbligo di trasparenza sui contenuti generati o alterati dall’IA — l’articolo 50, in applicazione dal 2 agosto — e la distinzione fra chi fornisce il sistema e chi lo mette a disposizione dei propri utenti ha conseguenze specifiche su chi risponde di cosa. Non è la stessa causa, ma è la stessa domanda: chi risponde di un’immagine generata, chi costruisce il modello o chi lo mette a disposizione? Per xAI non è la prima volta che un acquirente pubblico valuta un fornitore sotto contenzioso attivo: è già accaduto un anno fa, quando gli output antisemiti di Grok hanno preceduto di sei giorni un contratto da 200 milioni con il Pentagono.
Cosa fare prima di firmare
- Chiedete al fornitore l’elenco delle giurisdizioni in cui una funzione può essere ristretta o sospesa, e con quale preavviso — non la policy di moderazione, la clausola di modifica del servizio.
- Verificate su chi ricade la responsabilità se rivendete o integrate lo strumento in un prodotto per i vostri clienti: la policy del fornitore non vi copre automaticamente sotto la legge che si applica a voi.
- Distinguete i controlli dichiarati da quelli verificabili: blocchi, filtri e cause contro utenti che li eludono sono prove di impegno, non garanzie di risultato.
- Per contenuti destinati al pubblico, mantenete un registro di chi ha richiesto che cosa e quando: è la prova che serve, a prescindere da quale giurisdizione contesti l’uso.
Il punto tecnico dietro la vicenda è più semplice del contenzioso costituzionale: uno strumento automatico abbassa l’abilità richiesta per produrre un’alterazione, ed è questo che la legge del Minnesota sceglie di colpire — non il fotoritocco manuale, l’automazione. Chi integra una capacità di generazione immagini in un processo aziendale o in un servizio pubblico dovrebbe porsi la stessa domanda del legislatore: chi decide davvero che cosa lo strumento produce, con quale registro verificabile. Per questo consegniamo sistemi di IA generativa in due sole modalità: on-premise, nell’ambiente del cliente, con la politica di moderazione e il registro d’uso sotto il suo controllo diretto; oppure cloud dedicato — ambiente riservato al singolo cliente, VPN dedicata, data center in Italia, locali presidiati direttamente da noi. In entrambe, chi ha diritto di generare che cosa è scritto nel contratto, non una policy che cambia con la giurisdizione dell’utente: la stessa domanda affrontata in hardware e modelli a pesi aperti.
Integrate o rivendete uno strumento di generazione immagini o video e non avete ancora mappato le giurisdizioni che potrebbero limitarlo? Parliamone in trenta minuti.
Fonti
- X.AI LLC v. Ellison, Complaint for Declaratory and Injunctive Relief, causa n. 0:26-cv-03425, Corte distrettuale degli Stati Uniti, Distretto del Minnesota (27 luglio 2026)
- Minnesota Session Laws 2026, Chapter 72 (House File 1606) — Minn. Stat. §325E.91
- Reuters — UK lawmaker suing Musk’s xAI seeks order to stop Grok generating sexualised images (28 luglio 2026)
- BBC — Fake sex images of MP are ‘gross violation’, court told (28 luglio 2026)