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Modelli AI di uso generale: dal 2 agosto potete pretendere di più dal fornitore

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Sala macchine di un centro di calcolo
Chi costruisce il modello ora deve documentarlo. Chi lo adotta può chiederne conto.

Il 2 agosto 2026 — tra pochi giorni — il Capo V del regolamento europeo sull’AI (Reg. UE 2024/1689) diventa pienamente applicabile e sanzionabile per i fornitori di modelli di uso generale, i cosiddetti GPAI: le grandi «fondazioni» su cui gira quasi tutta l’AI generativa aziendale. La notizia è stata raccontata soprattutto dal lato di chi i modelli li produce. Ma c’è un lato che interessa molto di più la maggior parte delle organizzazioni: quello di chi i modelli li adotta. Perché da quella data avete diritto a informazioni che prima nessuno era obbligato a darvi — e potete usarle come filtro nei contratti.

Cosa scatta, in breve

Gli obblighi sui GPAI erano formalmente in vigore dal 2 agosto 2025, ma è dal 2 agosto 2026 che la Commissione acquisisce i poteri di enforcement: da adempimenti senza conseguenze immediate diventano regole che possono portare a sanzioni. La norma distingue due categorie: i GPAI standard, soggetti agli obblighi di trasparenza e documentazione (art. 53), e i GPAI con rischio sistemico — i modelli più potenti — soggetti a obblighi rafforzati di valutazione e mitigazione del rischio (art. 55). L’apparato sanzionatorio dell’art. 99 arriva fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale per la violazione degli obblighi GPAI.

Cosa il fornitore ora deve produrre (e voi potete chiedere)

Sono quattro documenti, previsti dalla norma:

  1. Documentazione tecnica del modello (Allegato XI): capacità, limiti, architettura in forma sintetica.
  2. Informazioni per i fornitori a valle (Allegato XII): ciò che serve a chi integra il modello in un proprio prodotto per usarlo in modo conforme — e «a valle» siete voi, se costruite un servizio sopra un modello di terzi.
  3. Policy di conformità sul copyright: come il fornitore rispetta il diritto d’autore nell’addestramento.
  4. Sintesi dei contenuti usati per l’addestramento: il riassunto pubblico di cosa è entrato nel modello.

Per chi adotta l’AI, questo cambia la conversazione con il fornitore: non più «fidatevi», ma «mostratemi il documento». È lo stesso principio di reversibilità e trasparenza che i capitolati pubblici stanno già adottando, ora con una base normativa esplicita.

Il Codice di buone pratiche: come leggerlo dal lato cliente

La Commissione ha pubblicato un Codice di buone pratiche per i GPAI: chi vi aderisce gode di una presunzione di conformità che riduce l’esposizione in caso di controllo. Non è un salvacondotto assoluto, ma un fornitore che ha firmato il Codice e ne rispetta i contenuti parte da una posizione più solida. Per voi che comprate, l’adesione al Codice diventa un criterio di selezione semplice e verificabile: chiedete se il fornitore vi ha aderito, e fatelo mettere per iscritto. È il modo più rapido per distinguere chi ha fatto i compiti da chi rimanda.

Perché riguarda anche chi «non sviluppa AI»

Se la vostra azienda usa un assistente, un copilota o un servizio costruito su un modello di frontiera, siete un deployer — e parte degli obblighi ricade su di voi (uso conforme alle istruzioni, sorveglianza umana, informazione degli interessati). La documentazione GPAI del fornitore è esattamente ciò che vi serve per fare la vostra parte: senza la scheda del modello non potete dimostrare di averlo usato correttamente. È il motivo per cui censire dove l’AI tocca le persone e raccogliere la documentazione dei fornitori vanno fatti ora, non dopo la prima ispezione. E vale il principio che applichiamo per costruzione: ogni azione critica resta sotto controllo umano, qualunque sia il modello sotto il cofano.

Cosa fare entro il 2 agosto

  1. Elencate i modelli GPAI che usate, diretti (API di un fornitore) e indiretti (dentro software di terzi).
  2. Richiedete per iscritto ai fornitori: documentazione tecnica, informazioni per il deployer, policy copyright, sintesi dell’addestramento, adesione al Codice.
  3. Archiviate le risposte: in un’ispezione, «non ce l’hanno mandata» non è una difesa se non l’avete chiesta.
  4. Inserite questi requisiti nei prossimi contratti: la conformità del fornitore diventa un obbligo contrattuale, non una cortesia.

Volete sapere quali obblighi GPAI toccano i sistemi che usate — e cosa chiedere ai vostri fornitori prima del 2 agosto? Mezz’ora con un nostro esperto per la mappa.

Fonti